Domodossola d'inverno

Borgo della Cultura E se invece di percorrere le sette valli che si affacciano sulla Città preferireste passeggiare come un perfetto flaneur tra la bellezza e la storia di Domodossola o assaporare l’atmosfera dei mercatini natalizi?
Statene certi che non ve ne pentirete. Certo se avete avuto la possibilità d’osservare un album di vecchie cartoline d’antan troverete che la città è molto cambiata; prima raccolta ed elegante sia nel centro storico che nei suoi ampliamenti e sino agli anni ’40  ricca di sontuose ville,  lampioni sospesi, insegne sui muri, antichi selciati con i binari e  tombini di pietra e finanche marciapiedi in marmo.
Domodossola il Borgo della Cultura

Piazza Mercato a Natale

Mercatini di Natale

Mercatini in piazza Mercato

Partiamo dunque dalla Stazione Internazionale, inaugurata nel 1906, caratteristica per il marcapiano in granito di Baveno e una sorta di malia art noveau che l’avvolge;  dirigiamoci dunque verso il cuore antico dell’Oscela Lepontorium ovvero le vestigia medievali che ancora permangono. Della cinta muraria del XIV° secolo si scorge poco se non la piccola torre a base quadrata, nell’ampia Piazza del Mercato, a forma di trapezio,  pulsa oggi come allora la vita del capoluogo ossolano tra portici, balconate e logge e il Teatro Galletti. A ponente della piazza, in via Paletta, sorge maestoso e rinascimentale Palazzo Silva (monumento nazionale) con finestre e porte in marmo bianco sormontate da iscrizioni e stemmi una per tutte il motto della famiglia Silva Humilitas alta petit.All’interno quadri, arredi d’epoca e camini di squisita fattura.
Da Piazza del Mercato si diparte Via Briona, nome che deriverebbe secondo la leggenda da un Opizzone da Briona tra i firmatari della Pace di Costanza, da sempre accesso al borgo per i commercianti d’oltralpe e ora suggestiva per l’incanto dell’insieme.
Stando a nord di Piazza del Mercato non perdetevi la Motta ovvero la parte che forma l’antico nucleo di Domodossola sotto il campanile della Collegiata e che ancor oggi affascina grazie alla particolare piazza Fontana, vicolo Andromia con il suo arco gotico e via Carina che allinea balconate e ballatoi in larice, felice richiamo alla chiostra di monti che circonda la città.
La Collegiata SS. Gervasio e Protasio presenta all’ingresso un protiro dipinto da Carlo Mellerio mentre sulla sinistra cattura con  un bassorilievo romanico che rappresenta Carlo Magno e i suoi Paladini, all’interno di rilievo pitture di Giuseppe Mattia Borgnis, Lorenzo Peretti ed una pala d’altare del secolo XVII°attribuibile al grande Tanzio da Varallo sul tema Il Santo che da la comunione agli appestati.
Un ‘altra pagina di storia: la repubblica partigiana del 1944 per respirarne l’atmosfera recarsi dunque al neoclassico Palazzo di Città (disegno dell’architetto Leone) che conserva la Sala storica della Resistenza, di nota anche Palazzo Mellerio affacciato su piazza Rovereto, (sede del Ginnasio e poi Municipio fino ai primi anni del ‘900) fregiato di angoli, porte, finestre facce e gronde e porticato con colonne di serizzo di pregevole fattura. Accanto la Cappella Mellerio è diventata sala comunale polivalente Altro gioiello cittadino è Palazzo San Francesco, sorto sulle rovine dell’ex chiesa dedicato al Santo patrono posta a lato dell’ex convento dei Padri Minori Francescani in Domodossola intorno alla metà del secolo XIII° La tradizione racconta che l’edificio fu edificato dopo un passaggio nel borgo dello stesso San Francesco. Quivi fu stipulato nel 1381 l’atto di dedizione delle popolazioni locali a Galeazzo Visconti. dopo gli avvenimenti napoleonici  divenne palazzo Belli e poi patrimonio della Fondazione Galletti.
Da ultimo oltre via Galletti, in cui negli inverni dei primi anni del secolo scorso, gli abitanti scavarono dei tunnel tanto era cospicuo il manto nevoso, si giunga all’Oratorio della Madonna della Neve edificio posto in fronte al celebre Collegio Mellerio-Rosmini, ambiente in cui si sono forgiate generazioni di ossolani.
La Madonna della Neve è il cuore spirituale della Città, ombreggiata di platani e silente, posta laddove un tempo sfociava il Bogna. Al suo interno di riguardo i confessionali, l’altare in legno, l’immagine della Vergine e dipinti ad olio del Ferabosco.
Per concludere non si tralasci una visita al suggestivo complesso di San Quirico, la prima chiesa dell’Ossola superiore, che all’esterno propone decorazioni e linee romaniche.

Claudio Zella Geddo