Ossola Rock Paradise

Palestra di Codelago Granito, granito ed ancora granito.
Per chi in questa valle ci è nato la cosa non si nota, i nostri occhi sono abituati a vedere roccia ovunque. Ma a chi risale l’Ossola per la prima volta la cosa non passa inosservata. Dal Mont’Orfano all’Arbola i fianchi delle valli ossolane sono costellati di cave dalle quali da secoli viene esportata pietra di ottima qualità, che in passato è stata utilizzata anche per opere grandiose come il Duomo di Milano. La roccia è quindi una delle più grandi ricchezze dell’Ossola. Ma c’è un altro modo di vedere la roccia, più pulito e più nascosto, che non si rivela al turista occasionale. E’ la concezione della roccia come strumento per misurarsi con se stessi, per superare i propri limiti, e soprattutto per divertirsi; la concezione di questa roccia non come qualcosa da tagliare ed esportare ma come qualcosa da proteggere e preservare.
Falesie del Devero

Palestra di Croveo

Palestra di Cuzzago

E’ la concezione di un free-climber.
Fin dagli anni Settanta, quando in Yosemite si faceva la storia di questo bellissimo sport, in Ossola nascevano falesie come Cuzzago, Balmanolesca o il Gulliver.
Ma il vero boom è stato negli ultimi anni, grazie agli sforzi di gente come Maurizio Pellizzon “il Pelli” o Fabrizio Fratagnoli, e altri come loro, che nell’ultimo decennio si sono dedicati alla valorizzazione del paradiso che abbiamo a disposizione. Sono nate falesie come Colloro, il Cippo, Balma2 e Croveo, dove i fine settimana la ressa che si incontra testimonia la bellezza della roccia e degli itinerari. Gli strapiombi di Croveo avevano visto negli anni ’90 la frequentazione di un gruppo di scalatori locali capeggiati da Luca Sinigiani, che ne avevano sfidato i punti deboli come diedri e fessure, poi niente fino al 2002, quando la parete del settore centrale ha attirato l’attenzione del Pelli. Il risultato sono più di 120 tiri quasi tutti belli, alcuni bellissimi.  Io in questa falesia ho mosso i miei primi passi sulla roccia, partendo dai tiri facili come “Il treno dei Bimbi”, una bellissima fessura di 6a, o la classica “Via dei Finanzieri”, un lungo tiro di V su diedri, placche e fessure, così come i molti tiri di IV e V presenti. Dopo qualche giornata in questa falesia mi sono accorto di quanto sono fortunato, abitando a 5 minuti da questo paradiso di roccia ed aria. Siccome il periodo ideale per godere appieno del bellissimo granito di Croveo è l’inverno, appena arrivato da scuola prendevo lo zaino e la moto e scappavo subito in falesia, dove trovavo altri ossolani malati di arrampicata come me. Mentre il mio livello aumentava ho potuto provare anche tiri più duri, come lo strapiombo di Coniglietto Giallo (7b), il bellissimo diedro di Istinto Naturale (7b+), la varietà di Aspettando Ruffino, che parte con una placca d’aderenza, supera un tetto e poi prosegue su un muro leggermente strapiombante dove bisogna saper gestire i tempi sui vari riposi parziali, che è stato il mio primo 7c. E tra un tiro e l’altro in una stagione passata a Croveo ho conosciuto veramente molte persone, alcuni ossolani, ma molti che partivano da Novara o da Milano per passare una giornata sul nostro granito.
Croveo è quindi un posto aperto a tutti, che si scali sul IV o sull’8a. Per chi ha il livello consiglio la bellissima Le Momo, 8a, liberata da Andrea Bocchiola e a suo avviso uno dei tiri più belli dell’Ossola. Tecnica, boulderosa, con movimenti di difficile intuizione. Per me è sicuramente la lunghezza più bella che abbia mai provato; e non è solo una questione di difficoltà, ma è l’eleganza dei movimenti, l’equilibrio sempre aleatorio che ti sforzi di mantenere mentre cerchi di guadagnare ancora un metro di questa strapiombante vena di quarzo, prima che ti ritrovi a volare libero nell’aria.
Altra falesia invernale, altrettanto bella ma meno frequentata, forse per la selettività dei suoi itinerari, è Osso. A circa 1Km da Croveo, balcone panoramico dal quale si osserva tutta la valle, granito compatto e un’arrampicata assieme tecnica e fisica, ma sempre varia. Si passa dalle fessure alle placche tecniche, agli strapiombi atletici. Sebbene siano presenti anche vie di 6a/6b, a mio avviso i tiri veramente belli di Osso sono quelli sopra al 7b, come la placca appoggiata e tecnicissima di Cacciatori di Appoggi (7c), La Vergine delle Rocce(7c) e Lapoterapia, la via che ha resistito persino agli assalti di Alessandro Manini, fortissimo climber ossolano, una fessura svasa e molto strapiombante che potrebbe entrare a far parte dei tiri più duri dell’Ossola.
arrampicataI luoghi di cui ho parlato finora esigono, soprattutto per i tiri più duri, una buona aderenza, che si trova solo nei periodi invernali. Ma in Valle Antigorio di roccia ce n’è così tanta che troviamo luoghi per ogni periodo dell’anno. In estate per chi alle spiagge assolate e piene di belle ragazze preferisce spellersi le dita, c’è Esigo, una struttura varia che con muri verticali, strapiombi e molte fessure, offre un’arrampicata sempre tecnica e di resistenza, con movimenti mai banali per chi è abituato a tirare prese su un pannello. La parete è immersa in un bosco e per questo spesso è umida, e impiega molto ad asciugare dopo periodi piovosi, ma vi assicuro che durante i periodi più caldi si sta veramente bene. Il livello è tra il 5c+ e il 7c+.
Altra stupenda struttura estiva si trova in quel di Devero, sopra al lago di Crampiolo, ed è stata attrezzata nel 2004 dalla Guida Alpina Paolo Stoppini. Ambiente bellissimo, arrampicata molto divertente su strapiombi con appigli veramente grandi che portano la difficoltà tra il IV e il 7a+. E nelle stagioni intermedie Premia, una grande struttura a placche che prevede gesti molto tecnici su un particolare gneiss lavorato da antichi ghiacciai. Molti i tiri facili e molti quelli duri; peccato che se continuiamo così saranno sempre meno quelli in grado di salirli. Bellissime The Best Joan Baez (7b+) e Stella Indiana (7b), ma provatele solo quando la temperatura offre una buona aderenza, e fate attenzione alle dita, alcune microreglette sono come rasoi.
Per finire mi rivolgo a tutti coloro che scalano e che scaleranno sulle nostre stupende pareti: il free climbing ha come scopo ultimo (a parte divertirsi) quello di confrontarsi con i propri limiti, di sfidare se stessi, di migliorarci per superare difficoltà sempre maggiori. Non ho la presunzione di affermare qualcosa di assoluto, ma per come la vedo io il fascino dell’arrampicata, ciò che la rende uno sport veramente unico, è che la sfida è contro te stesso, non contro qualcun altro. Se in una gara di corsa puoi vincere senza superare i tuoi limiti, solo perché il tuo rivale è andato più lento di te, in arrampicata la vittoria è data solo dal superamento dei propri limiti. Che senso ha quindi scavare appigli in una parete? Scavando appigli la sfida è finita ancor prima di iniziare perché il climber, anziché adattarsi alla roccia, adatta la roccia a se stesso, e secondo me non è giusto. La roccia è un patrimonio di tutti, come l’aria e la terra, ed io perché non ho il livello per salire un tratto di parete posso togliere la possibilità di scalarlo a qualcuno più forte di me? Cosa sarebbe successo se Güllich dopo cinque tentativi su Action Directe se si fosse messo a far buchi perché era troppo difficile, o se Sharma avesse incollato una maniglia sul boulder di 7c+ che è il passo chiave di Realization? Certo avrebbero fatto molta meno fatica, ma non sarebbero mai entrati nella leggenda del free climbing. Personalmente preferisco non liberare una via e lasciare la roccia intatta, qualcuno prima o poi la farà. Forse. Solo così i nostri limiti si spostano sempre un po’ più in là. Accettando il fatto che la natura può aver creato pareti che nessuno riuscirà mai a salire.

Paolo Sartori