A spasso tra i Celti
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La colma Valle Anzasca

Suggestione e religione tra i vecchi insediamenti della Valle Anzasca. 

Il lento ma equilibrato trascorrere del tempo comporta spesso variazioni evidenti nello stesso “abitare” il paesaggio. Questo aspetto è ben evidente in Valle Anzasca ove ciò che era paese centinaia di anni fa, grazie a condizioni climatiche eccellenti, ora è alpeggio.
Sito inserito in un reticolo di luoghi più o meno mantenuti ma comunque rilevanti per la storia delle Alpi a causa del lavoro di terrazzamento - le cosiddette “sostine” - che innerva i fianchi della montagna.

Prima di Calasca Castiglione prendiamo sulla destra un ampio sentiero che in breve ci porterà a Drocala, nome quest’ultimo di suggestiva evocazione alto medievale. Nel bosco di castagni si mantenga sempre la direzione principale (destra idrografica del torrente) evitando le tante diramazioni. Quasi subito incontriamo dei ruderi (Casa Valecchio) significativi per la connotazione a corte maggengale evidente grazie al doppio accesso del fienile. A seguire, dopo un’incantevole forra,  troveremo il cartello indicatore per Drocala.
L’alpeggio risulta strepitoso  sia per i suoi declivi erbosi che per la sapiente distribuzione delle abitazioni. Dapprima si visiti la Chiesa del 1679, che conserva una pregevole “Visitazione” e poi vagando fra le case si vada alla ricerca dei veri gioielli del luogo. Ovvero una pila da mortaio scavata su superficie a scivolo con canaletto, utilizzata per battere la canapa o per l’olio di noci, una porta del 1702 inserita in un dominante medievale, architravi a dorso ed una iscrizione del 1795 - posta su di una casa in pietra -  che attesta la probabile data d’inizio di residenza da parte di sposi.
Questi elementi, preziosi per una veduta d’insieme della cultura materiale del borgo, vanno sicuramente ad attestare la funzione completa - in termini di antropizzazione - dell’area. Resta comunque ancora qualche cosa da vedere, sopratutto al limitare del paese, ove osserviamo tracciate su roccia - in luogo panoramico - due cruciformi. D’intorno molti sono i segni e testimonianze di ere leggendarie come il cosiddetto cimitero pagano, i massi coppellati o la Pioda ad Ghiudum; vera e propria pietra sacra del Druido che in quel luogo sfidava il fulmine oppure entrava in contatto con le più recondite forze della Natura (La Madre Bianca). Difficile non immaginarsi la scena alzando lo sguardo verso i boschi pieni della Colma - ora luccicanti di neve - dai quali, vestiti di lane, calavano i Celti.
Dopo aver percorso l’alpeggio, avendo al di sopra i Prer ed al fianco il solco vallivo di Segnara, scendiamo verso Olino oltrepassando una cappella su roccioni ed un rio che nei secoli ha scavato scivoli di pietra bifidi. Olino rappresenta con vigore e bellezza la più tradizionale tipologia ossolana grazie alla sua trama di tetti, le scale alte e la duplice entrata delle abitazioni.
Accanto ad un ippocastano svetta la Chiesa della Madonna del Carmine che conserva un ragguardevole coro ligneo ed un altare dorato. Tra le case fanno invece bella mostra croci potenziate su massi ed architravi nonché segni balestriformi e scaliformi di chiara matrice precristiana. Simboli che rimandano a forme raffinate di sincretismo culturale tra la tradizione orale ( e si ricordi a questo riguardo il valore dell’oralità nella trascendenza celtica) ed insegnamento religioso.
Malauguratamente queste insieme di conoscenze è a repentaglio poiché abbiamo constatato che nessuno degli abitanti del paese neanche minimamente sapeva dare significato e parola ai segni lasciati con devozione dai propri antenati.
Scendiamo quindi verso Castiglione, dopo aver ammirato al limitare del borgo una Santa Caterina con ruota dall’espressione palesemente torbida e sensuale, passiamo oltre Ponte Baulini - manufatto del tipo “a cavalcare” - e dopo un’edicola affrescata con l’immagine di San Giorgio e il drago da Lorenzo da Lorenzo Peretti, in breve siamo al punto di partenza.

Tempo: 2 ore
Difficoltà: T (turistico)
Cartina: Kompass nr 89  “Domodossola”

 

Claudio Zella Geddo

 

english

A walk through Celtic ruins

 

Evocative sensation and religion through the ancient settlement in Anzasca Valley.

 

Before arriving in Castiglione Ossola we turn to the right into a large one hour-path that takes us to Drocala. The Alp is enchanting for its grassy sides and orderly placing of houses. We visit the church, built in 1679, and its valuable picture “Visitation”. We closely look at an archway, built in 1702, semi-circular architraves and other evidence of physical culture in this spot. On the edge of the village we see two cross-shaped forms caved into the rock. Round here there are a lot of signs of mythical ages like the so called pagan cemetery, the cupel rocks and the “Pioda al Ghiudum”, a real holy stone for the Druids who challenged lightning or came into contact with the most hidden powers of Nature (their White Mother). We walk down to Olino, where on the rocks and architraves there are marks of clear pre-Christian origin. On the downhill path to Castiglione, past a shrine with Lorenzo Peretti’s frescos (Saint George and the dragon) we will shortly be back to the starting point.

 
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