Candoglia

cava del duomo

Graniti e Marmi:
Viaggio attraverso i Segreti della loro lavorazione e il loro utilizzo nell'Arte e nell'Architettura

I plutoni (rocce intrusive) presenti allo sbocco meridionale della Val d'Ossola, tra il Cusio ed il Verbano, formano il classico trittico dei graniti bianchi, rosa e verdi, di natura compatta ed idonei alla coltivazione della pietra, ai quali è riconosciuta un'importanza commerciale significativa. Vengono attualmente estratti esclusivamente nella zona pedemontana tra Baveno, Gravellona e Mergozzo.

cave di candoglia
Le cave sulla bassa Ossola

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L'entrata della cava

bassa ossola
Fiume Toce

milano
Milano - il Duomo

Graniti bianchi. Essi costituiscono il gruppo volumetricamente dominante sul territorio, vengono coltivati sul lato meridionale ed orientale del Montorfano.
Quest'ultima cava nel 1828 fornì le ottantadue colonne in granito bianco per la costruzione della Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma, le colonne interne del Santuario della Madonna di Pompei, i portici più belli di Torino, le facciate di molti palazzi dell'Italia settentrionale, molte pavimentazioni in Arabia Saudita.
Piccola curiosità: delle due colonne, destinate alla Basilica di S. Paolo fuori le Mure, scartate dai costruttori per alcuni difetti, una è stata innalzata sotto la cava, all'inizio della strada per Montorfano, l'altra è la colonna del vecchio porto di Intra Verbania.
Il granito bianco è presente nel colonnato della basilica romana di San Giovanni.

Granito Verde. Nella parte settentrionale del Montorfano affiora una varietà a grana medio-grossolana e di tinta grigio-verdognola, nota con il nome di granito verde di Mergozzo. Con questa qualità sono state realizzate le più recenti scale della Stazione Centrale di Milano.
Granito Rosa Baveno. Viene estratto sul lato orientale della massa principale Mottarone-Baveno.
Il monumento a Cristoforo Colombo a New York e il Palazzo Reale di Bangkok, sono stati realizzati in granito rosa Baveno. É stato poi impiegato per le colonne della stazione di Genova, della Galleria Vittorio Emanuele di Milano, di Palazzo Carignano di Torino e per la basilica di San Paolo fuori le Mura.
Serizzo. É stato utilizzato per i rivestimenti delle metropolitane di Milano, Bruxelles e Singapore e per la pavimentazione degli aeroporti di Francoforte e Malpensa.

Beola bianca. Utilizzata per la pavimentazione dell'aeroporto di Amsterdam.
I marmi sono attualmente coltivati in due località della Val d'Ossola, i principali giacimenti estrattivi sono: le Cave di dolomia cristallina policroma di Crevoladossola, marmo utilizzato per il Duomo di Pavia, la cui varietà Creola Nuvolato è particolarmente apprezzata nell' industria dell'arredamento, laddove può essere ottimamente adibito a piani da tavolo, mensole, rivestimenti d'interni,ecc. I Giacimenti di marmo cristallino rosa di Candoglia devono la loro fama invece alla loro estrazione iniziata nel 1387 per la costruzione del Duomo di Milano.
La vena del marmo rosa della Cava Madre del Duomo di Milano penetra nel cuore del Parco della Val Grande dove recentemente è stata scoperta una grotta con spettacolari fenomeni carsici attualmente oggetto di studio da parte degli speleologi del CAI di Novara.


Appunti di Viaggio
La Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano
Un cippo posto sulla vetta del monte Faié racconta la storia del marmo di Candoglia e del Duomo di Milano. Il cippo indica il confine del versante montuoso in concessione alla "Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano" che ancor oggi provvede al restauro ed alla manutenzione del Duomo.
La concessione risale al 1387 quando il Duca di Milano Gian Galeazzo Visconti decise di avviare l'edificazione del Duo-mo utilizzando il marmo di Candoglia. Da allora il marmo è stato utilizzato per l'edificio e la realizzazione delle 3300 statue. La concessione prevedeva il diritto all'estrazione gratuita del marmo, all'impianto delle strutture necessarie alle cave ed al trasporto, all' approvigionamento di legname nei boschi della Val Grande tra la Cima Corte Lorenzo e Ompio fino al corso del Rio Val Grande.
Ancor oggi questo territorio boscoso è in concessione alla Veneranda Fabbrica e cippi di pietra, con il simbolo della mazza e del martello incrociati, ne segnano i confini.
I lavori della predera, le cave a mezza montagna, richiedevano grandi quantità di legname per lo spostamento dei blocchi, il loro trasporto su rudimentali rulli di legno e per farli scivolare al piano lungo i menore (canaloni appositamente predisposti). Anche per costruire le piatte, ovvero le chiatte, lunghe 15-18 metri, veniva utilizzata una grande quantità di legname e di manodopera. Le chiatte trasportavano il marmo lungo le sponde del Lago Maggiore, il Ticino e quindi, all'altezza di Oleggio, nel Naviglio, per giungere dopo 49 km. alla darsena di Porta Ticinese.
Questo durò fino al 1439, quando Fioravante da Bologna e Filippo da Modena, ingegneri ducali, idearono la conca di via Arena, un collegamento tra la darsena ed il "laghetto" dell'Ospedale (interrato nel 1857), vicino a piazza S. Stefano. Risultato: i blocchi viaggiavano via acqua praticamente fino al Duomo. I blocchi erano distinti dalla sigla scolpita A.U.F. (ad usum fabricae) ed erano esenti dal pagamento del dazio. Da qui il detto popolare "lavorare auffa", "lavorare a ufo" con il significato di lavorare gratis, senza remunerazione.
Si calcola che, nei primi anni di fervore costruttivo, vennero impegnati 2000 uomini per le cave ed il trasporto, e 3500 scalpellini per la scultura e l'assemblaggio dei pezzi.