Pieve Vergonte

pieve_stemma Il Comune di Pieve Vergonte ha una superficie territoriale di ca. kmq. 42, per oltre i 2/3 montana, il cui sistema idrografico è costituito oltre che dal fiume Toce, dai torrenti Anza, Marmazza, Vallaccia, Arsà, rio Chiesa, rio Inferno ed altri rii minori. La popolazione è di 2758 abitanti ed è composta da 1051 nuclei famigliari. I principali aggregati urbani sono il Capoluogo Pieve Vergonte, le frazioni Fomarco Alto e Fomarco Basso, il Villaggio Rumianca, le frazioni Loro, Rumianca e Megolo. La viabilità è costituita da circa 10 km. di strade provinciali e da circa 25 km. di strade comunali.

Chiesa

La chiesa
Chiesa parrocchiale di Pieve Vergonte

Miniere di Val Toppa
Struttura esterna delle Miniere

Miniera
Galleria principale delle miniere di Valtoppa

Il Paese
Vista sul paese

Fomarco
Fomarco

Panoramica Pieve Vergonte
Vista da Fomarco

Di Pieve Vergonte. Si parla di WER AGOUNTI per spiegare l'etimologia della denominazione del paese. Gli Agoni, era un popolo di cui parla anche lo storico romano Polibio, che avevano stabilito una stazione nella zona del Borgaccio in prossimità del fiume Toce e delle cui mura, che circondavano la stazione è rimasta sola una parte. Erano partiti dalle regioni asiatiche e stazionarono nell'Ossola fàcendo di Pieve, ,forse , il centro più importante della vallata ossohma.


Miniere
Non si hanno notizie certe sulla data d'inizio dello sfruttamento dei minerali auriferi che si trovano nel bacino del rio Marmazza e dei suoi affluenti Viezza e Scarpia, ma si presume che risalga al tempo della dominazione romana. I torrenti sfociano nel Toce all'altezza di Pieve Vergonte dopo aver profondamente inciso le rocce metamorfiche classificate in scisti muscovitici, scisti anfibolici, cloritoscisti , calcarei e gneiss a microclino, derivate da intensi movimenti tettonici.
Salendo da Pieve Vergonte si trovano i primi assaggi ai Casaletti a quota 331 m , ma le vere miniere sono a Cropino (810m), e in val Toppa, nel tratto che da Fontan a quota 793m porta all'alpe Tajà a quota 1154 m. Qui le gallerie sono sovrapposte ed in alcune di esse è possibile entrare. L'oro è inglobato in quarzo con pirite ed è presente in masse minutissime visibili con microscopio a luce riflessa. I documenti ufficiali attestano che all'inizio del 1800 numerose famiglie pievesi avevano aperto nella val Toppa varie gallerie dalle quali estraevano il quarzo aurifero che veniva macinato in un centinaio di piccoli mulinetti posti lungo il torrente Marmazza. Nel 1860 la società "The Pestarena gold mining" già operante in valle Anzasca, scopre nuovi filoni, scavando chilometri di gallerie. La società inglese sfrutta le miniere fino al 1894, impiegando ben 150 operai.
Paralleli al filone della val Toppa si estendono quelli più ricchi di Cropino. Questa miniera fu coltivata da gente locale fino al 1895 quando venne ceduta ad una società belga. Questa vi lavorò fino al 1901 dopo aver abbattuto circa diecimila tonnellate di materiale lavorato nello stabilimento posto in paese, entro gli attuali argini della Marmazza. Qui il materiale veniva scelto, ridotto a piccoli pezzi e macinato nei molinetti a contatto con il mercurio. Dopo varie vicissitudini nel 1915 fu acquistata da Pietro Diana che la sfruttò per due anni ricavandone quarzo da fonderia. Nel 1936 iniziò lo sfruttamento la società "Stabilimenti di Rumianca" che terminò la sua attività nelle miniere nel 1951.
Le miniere sono state da poco ristrutturate a scopo divulgativo e sono visitabili, accompagnati da guide. per informazioni contattare il comune.


Megolo
Occupa una lunga e sottile striscia di terra fra la strada provinciale e la montana. La montagna sembra un vecchio gigante addormantato che custodisce i segreti della natura e respira con un "soffio d'aria fresca", di un fresco empre uguale, sia in estate che in inverno.
Un tempo ogni famiglia aveva almeno una mucca ed una capra a svernare nella stalla.
In estate, mucche e capre venivano condotte all'alpe insieme ai maiali. Quando la prima neve si avvicinava ai pascoli, gli animali venivano riaccompagnati nelle stalle e i maiali si ingrassavano con castagne, scarti di patate e farina. Con i primi freddi arrivava anche la festa del sangue: si macellavano maiali e capre e si preparavano carni salate, insaccati, lardi e pancette. Gli abitanti erano molto fieri di avere "il soffio d'aria fresca" nel loro territorio e lo usarono come a loro serviva, cioè come frigorifero. Infatti, allo sbocco del soffio, costruirono, fra le pietre, delle minuscole abitazioni, simili alle case degli gnomi: in realtà erano delle piccole cantine con la temperatura sempre uguale in ogni stagione dell'anno, in apparenza tiepide d'inverno e freschissime d'estate:


I cantinit.
La gente vi collocava (in questa cantina) i prodotti della macellazione della stalla e della vigna, perché si metteva al fresco anche il vino. Gli abitanti lavoravano e si riposavano quando erano stanchi e celebravano le ricorrenze e le feste che volevano, in particolare il 10 agosto, quella di San Lorenzo, patrono di Megolo. Aperte le porticine, nelle piccole cantine, al lume di candela, si affettavano formaggi nostrani.
Fuori, all'ombra dei castagni, boccali, scodelle e fiaschi pieni di vino passavano di mano in mano; la gente mangiava e beveva, parlava e rideva, cantava e ballava al suono della fisarminica. La montagna invece osservava in silenzio, il viavai delle genti e la pioggia di stelle cadenti.
Ancora oggi, per San Lorenzo, si aprono le porte dei Cantinit (cioè delle piccole cantine e si ripete l'antica festa).


La Madonna della Posa.
Percorrendo la mulattiera si arriva a Santa Maria di Fomarco, frazione di Pieve Vergonte.
Un tempo era chiamata La Posa perché c'era un muretto di piode che serviva per sedersi e riposare, cioè per fare "la posa". Fra le poche case, stalle e fienili, in quel luogo naturale detto la posa, sgorgava una sorgente d'acqua fresca ed inesauribile. Nel periodo delle Rogazioni, la processione si fermava, faceva una sosta, una "posa" e mentre il prete benediva la campagna, ai partecipanti venivano distribuiti pane, formaggio e vino. Di questo fatto l'unico testimone è una colonna di pietra, sormontata da una croce di ferro.
Nel luogo denominato La posa, quindi si fermavano tutti a riposare, secondo un antico documento del 1717, anche chi portava i cadaveri da Macugnaga e Bannio fino a Pieve Vergonte. All'inizio del XVI sec., una piccola statua di marmo della Madonna Assunta fu collocata in una piccola cappella fatta costruire da qualche persona devota, poi si diffuse la notizia di "grazie ricevute" e la devozione alla Madonna aumentò e il luogo divenne famoso.
In seguito, nel 1529, la cappella raggiunse le dimensione di un oratorio, adatto alla celebrazione della Messa: la posa, a questo punto, cambiò nome e venne chiamata Santa Maria, proprio come oggi.

La banda di Fomarco
Il Corpo Musicale di Fomarco si costituisce ufficialmente nel 1953, diretto dal Maestro Enrico Savia. Era allora presidente Luigi Bargiga. Si esibì per la prima volta in pubblico durante la festa in onore della Madonna della Crosa ai primi di settembre dello stesso anno e da allora si è costantemente impegnato per allietare ed ufficializzare feste e ricorrenze non solo nell'ambito comunale.