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Il nome masarèt deriva da masaràa, cioè “macerare, stagionare”, dal latino MACERARE “bagnare, ammorbidire”. Abbiamo notizia di questo tipo di latticinio e del suo recipiente fin dal Medioevo: negli statuti comunali di Vogogna del 1374 troviamo infatti l’espressione de seratiis cum ruscha. Il seratium (dal latino SERUM “siero”) era, a quell’epoca, la ricotta stagionata, che ancora oggi in qualche località viene chiamata saràč, sràz, mentre la ruscha, oggi rǘsca, è la corteccia usata come contenitore. Si tratta di un alimento oggi sempre più raro da trovare, ma che per molti secoli ha costituito uno degli alimenti principali dei nostri antenati, un alimento povero poiché è l’ultimo prodotto derivato dalla lavorazione del latte. La ricotta, infatti (i gnòch), è ricavata dal siero di latte (la srùa) già sfruttata per ottenere il formaggio (u sprés). Si ottiene aggiungendo un poco di aceto al siero messo a riscaldare, e per questo in italiano viene chiamata ri-cotta, cioè “cotta due volte”.
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