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Da Sasseglio a Coimo, dal grano al pane Il delizioso nucleo abitativo di Sasseglio, adagiato ad occidente di Druogno, è caratterizzato da un impianto rurale e si sviluppa intorno ad un bel mulino. Questo è una delle poche strutture comunitarie rimaste in Valle Vigezzo. Un tempo, vari paesi erano dotati di mulini, solitamente di proprietà privata, ma utilizzati a pagamento dalla comunità. Il Pollini, nel 1896 scrive: “(…) lavorano tutto l’anno e si paga una lira al quintale per fare macinare”. A volte, essi comprendevano anche il frantoio (pescta) per sfibrare la canapa (coltivata per produrre la tela da cà) oppure per frantumare i frutti oleosi, come le noci |
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(dopo la cui spremitura restava una spessa scorza, panela, di cui i bambini erano molto golosi) e la faggiola, cioè il frutto del faggio dal quale si ricavava l’olio per il consumo domestico come complemento ai grassi animali oppure come combustibile per le lampade in luogo del petrolio, e anche il torchio che frantumava sommariamente castagne e ghiande le quali venivano poi macinate perché diventassero farina.
L’acqua necessaria ad azionare il mulino proveniva dal vicino torrente (rial) mediante un canale (rugia) che a volte era un’ardita opera di ingegneria, ricavata su pareti a picco. L’acqua giungeva sulla ruota (di quercia o larice) sul cui albero, all’interno della parete, era fissata una ruota più piccola.La vera e propria mulitura avveniva quando il grano veniva gettato in un imbuto quadrangolare (tramoggia) dal quale scendeva, scorrendo tra due mole di sasso, la cazzola, una sorta di paletta di legno agganciata a due cordicelle che, premuta contro la tramoggia, regolava il flusso del grano. Ogni due mesi circa, il mugnaio doveva sottoporsi alla fatica di picà i mooi. Doveva, cioè, togliere dalla macina superiore la tramoggia per lasciare a nudo la macina stessa. Legava questa e la faceva ribaltare, perché con un apposito martelletto doveva incidere sulle facce troppo levigate dalle mole, per restituire rugosità in modo da stritolare il grano. A cura dell’Ufficio Turistico di Santa Maria Maggiore |






