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CASA MUSEO WALSER
Nella frazione di Borca esiste una “Casa - Museo” completamente
arredata in modo da farne un “laboratorio rurale”, incentrato
intorno alla stube. Un bell’esempio della tipica costruzione
Walser , con la parete inferiore destinata alla stalla, con base
in muratura quella superiore in legno, per la migliore areazione
del fieno. Talvolta quest’ultima è semplicemente appoggiata,
altre lascia un vuoto di intercapedine, con i pilastri “a
fungo” per non far salire i topi e l’umidità
dal terreno. Non manca la “finestrella dell’anima”
nella camera da letto, che si apre solo in punto di morte per permettere
all’anima di dirigersi verso la nuova dimora.
Informazioni:
Giugno: sabato e domenica 15.30/ 17.30
Dal 1°Luglio alla 1° Domenica di Settembre tutti i giorni
15.30/18.30
Dal 26 Dicembre al 6 Gennaio tutti i giorni 15.30/17.30
Sempre visitabile su richiesta tutto l’anno
Info: Sig.ra Bettineschi 0324.65230 347.9842329
STAFFA DI MACUGNAGA
Il pretesto dei due “alberi storici”, si rivela una
buona guida attraverso le testimonianze Walser, in particolare la
tradizione e la tecnica costruttiva delle abitazioni, nello stesso
scenario del Monte Rosa.
La visita al “Dorf”, l’antico villaggio Walser,
fa capire la differenza tra le tipiche casere ossolane, - tutta
pietra senza calce con i tetti coperti da “piode” (lastre
di beola)- e le case Walser costruite in larice. Costruzioni spontanee,
in stretta simbiosi con il territorio, che sono oggi per noi un
affascinante museale all’aperto, alla riscoperta dell’arte
minore, povera. La Chiesa Vecchia, del XIII-XVI sec., romanico-gotica,
è al centro del cimitero che raccoglie le tombe degli alpinisti
e delle guide alpine di Macugnaga. Di fronte, il “Vecchio
Tiglio “(Alte Lindebaum in lingua Walser): ha sette secoli,
ed è quindi uno dei più vecchi d’Europa. I Walser
arrivarono dal passo del Moro e piantarono un tiglio che avevano
portato con sé e che rappresentava, secondo la tradizione
germanica, il legame della nuova comunità con la patria lontana.
Sotto le sue fronde, si riuniva il Consiglio Maggiore, detto “Vicinanza”
o “Università” , per amministrare la giustizia,
Oggi l’albero è alto 20 m ed ha una circonferenza di
circa 8 m. Nel 1906 un violento ciclone ne troncò la cima.
Accanto al tiglio, ormai vecchio e sofferente, nel 1984 gli abitanti
di Macugnaga ne hanno piantato un altro, destinato a rimpiazzare
il grande patriarca. Un altro albero importante si incontra salendo
da Staffa a Pecetto: un melo di 150 anni che è riuscito a
sopravvivere al grande freddo grazie ad un’antica stufa di
pietra ollare che riscalda la parete della casa a cui è appoggiato.
La casa Pala è una delle più antiche case Walser ,
risale al 1677 ed è monumento nazionale
Informazioni:
Dal 1°Luglio al 31 Luglio 14.30/18.30
Dal 1°Agosto al 31 Agosto 10.00/12.00- 14.30/18.30
Dal 26/12 al 06/01 15.30/18.30
Sempre visitabile su richiesta tutto l’anno.
Info: Pro Loco Macugnaga 0324 65112
ANTICA MINIERA AURIFERA DELLA GUIA.
Un aspetto importante del territorio ossolano, l’abbondanza
di minerali, viene affrontato a partire dalla storia dell’interesse
economico e dell’attività estrattiva, senza dimenticare
la leggendaria capacità di suggestione di questa, come di
altre, corse all’oro.
In località Guia, di fronte al Museo Walser di Borca, si
trova la prima miniera d’oro delle Alpi riaperta ai turisti.
Tra le miniere ossolane quelle di Pestarena e Macugnaga sono le
miniere aurifere più importanti d’Italia, ma i filoni
sono numerosi in tutta la Valle Anzasca, in valle Antrona, vicino
a Crodo e sopra Pieve Vergonte. La tradizione vuole che i primi
a ricavare l’oro dall’alta Valle Anzasca siano stati
i romani o addirittura i Celti. Tra il ‘700 e l’800
in pieno boom aurifero, la Valle Anzasca conobbe la nuova colonizzazione.
Nel ‘700 lo sfruttamento fu molto intenso: un migliaio di
operai, ossolani, canavesani, vallasani, tirolesi, bergamaschi,
bresciani. L’oro si trova in pepite, ma era presente come
impurità nei minerali di pirite e di quarzo. La sua estrazione
costava fatica. Per arrotondare le magre entrate, le famiglie trituravano
il minerale grezzo sottratto in miniera o preso in vene abbandonate,
fino a ridurlo in pasta usando i “molinetti ad acqua”,
lo lavavano e amalgamavano le pagliuzze d’oro con il mercurio,
allora conosciuto come “argento vivo”. Sottoterra si
lavorava invece con l’esplosivo a ciclo continuo. A Pestarena
i minatori scavavano in orizzontale cercando nuovi filoni, ma la
“coltivazione” dei pozzi procedeva in verticale perché
le vene erano oblique. La massima produzione è concentrata
tra il 1937 e il 1945(nel 1942 furono estratte 40.000 tonnellate
di minerale grezzo, con un risultato finale di kg.408 di oro puro.
Sei anni più tardi addirittura 580 kg.). Negli anni ’50
l’attività estrattiva dava ancora lavoro a 300 operai,
ma poi le tecnologie obsolete e la concorrenza straniera portarono
alla chiusura definitiva delle miniere, nel 1961.
Informazioni:
Dal 1° Luglio al 30 Settembre tutti i giorni 9.00/11.30- 14.00/17.30
Tutte le domeniche e nei periodi di festività 9.00/12.00-14.00/17.30
Sempre visitabile su richiesta tutto l’anno
Info: Sig. Bossone 0324.65570 - 347.4722583 - www.minieradoro.it
IL LAGO EFFIMERO
E’ nato un nuovo lago glaciale sulle Alpi. Il più grande
a memoria d’uomo. E anche il più bello. Verde, azzurro,
lattiginoso, secondo gli umori del tempo.
E’ stato battezzato “ Effimero” perché
forse scomparirà o si modificherà secondo le bizze
del ghiacciaio del Belvedere che lo custodisce come in una culla
tra crepacci e seracchi, e che gli fornisce il curioso corredo di
piccoli iceberg.
E’ stato “ scoperto” il 21 giugno 2002. In precedenza
c’era un modesto bacino, che si è ingrossato rapidamente
con lo scioglimento delle nevi raggiungendo, all'apice della massima
estensione, una superficie 166.000 metri quadrati, un volume di
oltre 3 milioni di metri cubi e una profondità massima di
57 metri. All’inizio ha destato qualche legittima preoccupazione,
poi il livello ha iniziato una lenta discesa, favorita anche da
una condotta artificiale costruita dal Dipartimento della Protezione
Civile italiano. Il lago però non è stato svuotato
per non cancellare la volontà della natura.
Così, riportato nei limiti della sicurezza, è diventato
un’interessante attrazione non solo scientifica ma per tutti
coloro che amano la montagna. L’area del Lago effimero sorge
a 2160 di quota ed è circa a un’ora e mezza di facile
cammino dall’arrivo della seggiovia al Belvedere ( 1950 m.)
che parte dalla frazione Pecetto di Macugnaga (ampio parcheggio)
Dal Belvedere si attraversa la parte inferiore del ghiacciaio su
un sentiero pianeggiante per inoltrarsi poi nella valletta della
Pedriola e salire al Rifugio Zamboni – Zappa (servizio di
alberghetto e di ristorazione, tel.0324.65313).
Quindi si procede in piano in una splendida conca erbosa, al limite
del ghiacciaio e ai piedi della parete est del Rosa, la più
maestosa delle Alpi, che culmina sulla vetta della Dufour (4624
m.) con 2500 metri di dislivello.
Una breve salita porta ai margini di un altro laghetto ( delle Locce):
qui un terrazzo panoramico permette di abbracciare tutto il Lago
effimero e il sottostante ghiacciaio del Belvedere.
Nella parte superiore , quella che contiene il bacino naturale,
il ghiacciaio è chiuso al pubblico per la presenza di un
cantiere che assicura le operazioni di controllo e di monitoraggio
24 ore su 24.
L’escursione è segnalata da appositi cartelli indicatori
( che devono essere rigorosamente osservati),
e richiede un adeguato equipaggiamento escursionistico.
Informazioni:
Ufficio I.a.t di Macugnaga 0324.65119
Seggiovie 0324.65060
Guide e Soccorso Alpino del CAI 0324.65170/ 347.0423333
sede del Club Alpino Italiano 0324.65485
… e il ghiacciaio
avanza
Anche il ghiacciaio del Belvedere dà spettacolo. In controtendenza
rispetto alle lingue glaciali, sta avanzando rapidamente verso valle
con una velocità di circa 100 metri all’anno.
Questo fenomeno è causato soprattutto da una grande frana
che da alcuni anni ferisce profondamente la parete est del Rosa
riversando sul ghiacciaio un’enorme massa di rocce che ne
hanno provocato l’accelerazione.
In questa dinamica il ghiacciaio si è impennato lasciando
alle spalle una depressione che è stata colmata dal Lago
Effimero. Nel percorso verso il Belvedere si sono formate delle
grandi seraccate e un dedalo di crepacci che disegnano un paesaggio
grandioso e imponente che permette di rileggere le pagine delle
glaciazioni scomparse da decenni.
Si prevede che il fenomeno sia destinato a durare da due a quattro
anni. Anche in questo caso la natura impone rispetto e prudenza.
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