Casaforte Formazza

casaforte

Il Museo Casa Forte -Schtei-Hüs di Formazza.
La val Formazza, incuneata in territorio svizzero, è terra di confine: un confine che mai venne inteso, storicamente, come limite invalicabile, chiusura difensiva rispetto ad un mondo altro, estraneo, ostile, ma confine nel suo significato di soglia, di limite attraversabile che, in una soluzione di continuità spaziale, consente una condizione di rapporto, incontro, scambio, comunicazione. Tutta la sua storia è segnata dall’esperienza del passaggio, a partire dal momento in cui, tra l'ultimo scorcio del XII e l'inizio del XIII secolo, vi giunsero, superando lo spartiacque alpino attraverso il valico del Gries, i primi coloni Walser. Confine come passaggio per gruppi di coloni di Formazza che, dalla metà del XIII secolo, lasciarono progressivamente la valle per fondare le colonie di Bosco Gurin in Val Maggia (Ticino) e del Rheinwald nei Grigioni (Vallese). E ancora confine come passaggio per le carovane di mercanti e conduttori di some che attraverso i valichi alpini alimentarono, fino a tutto il XIX secolo, fitti rapporti commerciali tra le terre di Milano e del novarese e i mercati del Vallese e dell’Oberland Bernese.

esterno casaforte

statue lignee
Statue lignee

Apertura:
15 giugno - 11 settembre
martedì e sabato h. 15.30-17.00
o su prenotazione 0324-634346;
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Gestito dalla Walserverein Pomatt
Associazione Walser di Formazza,
dal 2006 il museo fa parte della rete museale Associazione Musei d’Ossola www.amossola.it

Proprio ad opera della più eminente famiglia di impresari di trasporti formazzini, gli Zur Schmitten, venne eretta lungo la strada maestra percorsa dai someggiatori, poco oltre l’abitato di Zumschtäg (Ponte), la Casa Forte: un edificio fortificato fatto costruire nella seconda metà del XVI secolo (la data di costruzione – 1569 – è incisa sull’architrave della porta di ingresso) secondo il modello dell'edificio commerciale a più funzioni - abitazione e deposito delle merci - diffuso tra XVI e XVII secolo lungo le principali arterie commerciali dell'arco alpino.

Una sorta di “guardiano del cancello”, in cui conviveva una doppia natura - apparentemente in contrasto - di chiusura difensiva da una parte, e di apertura al passaggio dall’altra. Una duplice vocazione che anima ancora oggi la Casa Forte, sede del museo di cultura walser: raccoglie, difende e custodisce con l’obiettivo superiore di raccontare e trasmettere; un punto di partenza per la ricerca e la scoperta; primo nucleo di un “laboratorio territoriale” di cui il museo può fornire le chiavi di lettura, invitando il visitatore a sperimentare poi gli aspetti della cultura attraverso un’interazione dinamica con il territorio. Non una conservazione passiva e acritica di oggetti dunque, ma selezione, elaborazione, creazione di significati.

Il museo, nato negli anni ’90 del secolo scorso su iniziativa dell’Associazione Walser di Formazza, è stato riallestito nel 2008 nell’ambito del programma europeo Leader Plus. Il nuovo allestimento è frutto di un profondo ripensamento della filosofia espositiva che ha portato ad accostare alla già presente sezione etnografica una preziosa sezione di scultura lignea di proprietà parrocchiale. Il percorso espositivo - che si sviluppa attraverso sei sale disposte su tre piani – guida il visitatore a conoscere gli aspetti più significativi della vita e della cultura walser, la cui chiave di lettura è rappresentata dal rapporto emblematico uomo-montagna e uomo-Dio. Un filo conduttore che sottende l’intera esposizione, sia attraverso gli oggetti della sezione etnografica - che rivelano come l’attenzione al divino ispirasse ogni gesto della vita quotidiana - , sia nella sezione dedicata alla scultura lignea, testimone per eccellenza di quella devozione popolare che rappresenta uno degli aspetti significativi della cultura walser.

Mentre in quattro ambienti si dipana il percorso dedicato alla cultura materiale, la raccolta di statue lignee, di scuola tedesca, si articola su due sale. La prima presenta, con un allestimento scenografico, dieci sculture lignee policrome databili tra i primi decenni del XV e l’inizio del XVI secolo: partendo da una condizione di buio iniziale, dove l’unico stimolo sensoriale è offerto dalla musica sacra in sottofondo, la collezione viene svelata, un pezzo alla volta, da suggestivi giochi di luce che inducono il visitatore ad un approccio graduale ed emozionale con ciascuna opera. Il secondo ambiente è allestito allo scopo di ricreare nel visitatore la suggestione di un oratorio e istintivamente vi si accede assumendo lo stesso atteggiamento reverenziale del fedele che entra in chiesa; tre file di banchi lignei e una balaustra settecentesca, dietro la quale si può ammirare la ricomposizione dell’altare cinquecentesco che anticamente ornava l’oratorio di Canza: uno scrigno ligneo a battenti che ospita la statua della Madonna con Bambino e una pregevole predella con l’Adorazione dei Magi, affiancato, nella parete laterale, dalle sculture dei SS. Giorgio e Nicola e del Cristo della Passione. Il primo approccio con le opere avviene, insomma, attraverso i sensi, lasciando alla sala “multimediale” la possibilità di un approfondimento scientifico attraverso brevi filmati esplicativi.

Un museo piccolo ma ben progettato e curato, che certamente vale la pena visitare.

di Ester Bucchi De Giuli