Museo Antica Casa Walser

Museo Antica Casa Walser

Il primo documento in nostro possesso riguardante l’edificio che diventerà nel 1982 la Casa Museo Walser di Borca risale al 6 luglio 1701. Dinanzi al notaio Giovanni Battista Jachino fu Giovanni di Macugnaga gli uomini del quartiere di Borca, per il prezzo di 500 lire imperiali, acquistarono da Giovanni Battista Lanti senior l’abitazione per il sacerdote addetto all’Oratorio della Madonna della Neve e coadiutore di Macugnaga.

Fornetto nella Stobu
Il fornetto nella stobu

banco falegname
Gli attrezzi di falegnameria


 



Orari di apertura:
Periodo invernale
26/12 - 6/01 tutti i giorni 15:30 - 17:30
Periodo estivo
Giugno sabato e domenica 15:30 - 17:30
Luglio tutti i giorni 15:30 - 18:30
Agosto lunedì - venerdì 15:30 - 18.30
sabato e domenica 10 - 12/15:30 - 18.30
Settembre fino alla prima domenica del mese
tutti i giorni 15:30 - 17:30

www.museowalser.it
Centro abitato Borca 271, 28876 Macugnaga
Telefono +39 348.9842329

Cristoforo dei Lanti junior fu Giacomo, Cristoforo Frezio fu Bartolomeo, i fratelli Giacomo e Cristoforo fu Giacomo dei Lanti di Spiss, Giacomo fu Tommaso dei Lanti di Isella, Bartolomeo Jachini fu Cristoforo, Giacomo fu Aurelio Burca (unico cognome fra quelli trascritti oggi scomparso a Macugnaga), Cristoforo fu Aurelio Burca, Cristoforo fu Giovanni Jachini di Quarazza, Giovanni Battista fu G. Battista Burca, Giacomo fu Cristoforo dei Lanti junior, Giacomo Marono fu Giovanni e Cristoforo fu Bartolomeo Frezia: furono questi gli uomini di Borca che assicurando di essere più dei due terzi dei frazionisti comprano per il reverendo cappellano e per i suoi successori la casa “dalle fondamenta fino al tetto”, onorando anche i debiti del vecchio proprietario. La posa della prima pietra dell’oratorio della Madonna della Neve era avvenuta nel 1674 e con l’acquisto di una dimora, il sacerdote avrebbe avuto un’abitazione consona e vicina della chiesa.
Il 14 luglio 1982 presso lo studio notarile dell’avvocato Carla Quinto di Gravellona Toce, tredici macugnaghesi e il parroco del paese, firmarono l’Atto costitutivo dell’associazione “Alts Walserhüüs van zer Burfuggu”.
Antematter Sonia, Basaletti Angelo, Bettoli Lino, Campanella Francesco, Da Boit Mario, Sergio Frezza, Lanti Alda, Marone Roberto, Micheli Fernando, Morandi Eugenio, Morandi Vittorio, Pala Mario, Schranz Walter e don Maurizio Midali furono i soci fondatori dell’Associazione.
Lo scopo dell’Associazione era ed è di “curare la raccolta, lo studio, la pubblicazione, l’esposizione permanente o temporanea di documenti e testimonianze od oggetti concernenti la vita e la storia di Macugnaga, quali l’antica casa Walser; la vita all’alpe; la vita in miniera; l’arte; il Monte Rosa e la sua storia…”.
In accordo con il parroco di Macugnaga si stabilì che l’antica casa del prevosto di Borca, situata ai piedi della frazione divenisse la sede del Museo. La casa fu risanata poiché nei decenni precedenti era stata affittata a famiglie bisognose ed era sostanzialmente vuota.
Non furono eseguite modifiche strutturali: il complesso fu mantenuto nella sua completezza. Le uniche modifiche, peraltro necessarie, furono la posa dell’impianto idraulico per il riscaldamento, dell’impianto elettrico e dell’impianto d’allarme. La casa fu oggetto di una profonda pulizia e di un deciso risanamento e in seguito s’iniziò una raccolta di oggetti della vita quotidiana per allestire l’edificio affinché divenisse un museo etnografico: il tutto grazie al preziosissimo lavoro dei volontari che animarono il progetto, molti dei quali ancor oggi si occupano della gestione della struttura e ai quali va un sincero ringraziamento.
Il consiglio di presidenza del Museo fece davvero un lavoro eccellente: oltre 650 oggetti costituiscono oggi le collezioni della struttura museale, che con il passare degli anni è divenuta polo d’eccellenza dello studio delle popolazioni montane e della cultura Walser.
Il Museo è composto da sette sale espositive ossia dai sette vani dell’antica abitazione.
La prima delle sette sale cui si accede è il focolare, ossia il luogo nel quale i Walser cucinarono e confezionarono gli alimenti (zuppe, polenta, formaggio, carni, patate...), ed anche il luogo nel quale si può caricare la bocca di fuoco che alimenta la grossa stufa di pietra ollare, il fornetto, unico sistema di riscaldamento della casa.
La seconda sala fu in origine l’ingresso della casa. In quest’andito troviamo oltre ad alcuni capi di vestiario, una vetrina illuminata contenente oggetti preziosi, come libri antichi e monete, un banco sul quale sono esposti oggetti del fabbro e dello stagnino e una zona dedicata ai minatori della Valle Anzasca.
Si accede quindi alla stanza principale della casa, un ambiente finemente rivestito con pannelli lignei e nel quale è posto il fornetto. La grande sala era l'unica zona riscaldata della casa e per questo motivo in essa si dormiva, si pregava, si lavorava e si svolgeva la quasi totalità delle azioni quotidiane della famiglia.
Tra le altre cose è visibile nell’immagine sottostante il famoso “roll-bet” il letto matrimoniale con le ruote, sotto il quale è posto un secondo letto per ospitare i membri più giovani della famiglia e accanto al quale vi è la culla lignea per i neonati. E’ in questa sala che troviamo il fornetto, la grande stufa di pietra ollare, sgrossata, bocciardata e assemblata da pazienti mani, che per molti secoli rappresentò l’unica forma di riscaldamento dell’unità abitativa.
Quest’anima calda è posta in due diversi locali: la bocca di fuoco nel focolare (Firhüüs), il corpo riscaldato nella Stobu.
L’accensione del fornetto è compiuta una volta al giorno, introducendo nella cavità interna quattro o cinque grossi ceppi di legna (abete, larice, faggio, maggiociondolo). Nel periodo più freddo dell’anno si può accendere il fornetto anche due volte al giorno, generalmente mattina e sera. Sebbene il sasso impieghi almeno un’ora ad intiepidirsi, una volta raggiunta la temperatura massima, nelle ore successive rilascia calore decrescente, omogeneo e salubre.
Al piano inferiore si trova la sala espositiva che conserva una cinquantina di antiche riproduzioni e stampe del paese di Macugnaga e dei suoi abitanti.
Il piano alto del Museo si suddivide in tre sale. La prima stanza è dedicata agli antichi mestieri (falegname, bottaio, calzolaio...) con oggetti unici, funzionanti e perfettamente conservati.
La seconda sala è riservata al complesso lavoro della panificazione: il pane di segale, cotto una sola volta all'anno, costituiva l'elemento base dell’alimentazione del popolo Walser. La terza sala espositiva conserva alcuni abiti tradizionali, oggetti e documenti delle miniere aurifere di Macugnaga, beni demo-etno-antopologici rari.
Il Museo fu aperto al pubblico grazie al lavoro dei tanti volontari che spesero il loro tempo e il loro impegno nell’impresa e alle tre custodi storiche: le signore Anna Nava Bettineschi, Carla Anghini Alessi Bettineschi e l’attuale custode Rosalia Francioli Morandi.
Nel 2002 il Museo è stato scelto e ha aderito al Progetto di catalogazione Guarini della Regione Piemonte; nel 2006 ha aderito all’Associazione Museo d’Ossola (www.amossola.it); nel 2007 il Museo ha partecipato, con ottimo successo, al Progetto Interreg IIIB Walser Alps che è culminato nella creazione della banca dati www.walser-cultura.it.
Collabora attivamente con Enti, associazioni presenti sul territorio e con strutture museali o associazioni Walser internazionali.


Cecilia Marone