Museo Archeologico di Mergozzo

museo di mergozzo Storia del Museo
Una piccola mostra di materiale archeologico dei territorio di Mergozzo, allestita nell'estate del 1369, fu motivo di incontro per un gruppo di appassionati delle più antiche testimonianze storiche del paese. Si costituì così, sotto forma di comitato, il
Gruppo Archeologico di Mergozzo (G.A.M.) che, nell'antica Casa dei Predicatore concessa dalla Parrocchia, cominciò a raccogliere in custodia conservativa il materiale archeologico reperito presso vari privati o emerso dagli scavi condotti negli anni a Mergozzo ed in altre località provinciali.
Museo archeologico di Mergozzo

Museo Mergozzo

Divenuta inadeguata la sede originaria, grazie all'intervento del Comune di Mergozzo e della Regione Piemonte, con il coordinamento della Soprintendenza ai Beni Archeologici del Piemonte, a partire dal 2003 i materiali sono stati trasferiti in una nuova e più moderna sede, rispondente agli attuali criteri di sicurezza ed accessibilità.


Descrizione delle raccolte
Il museo è articolato in due sezioni, una dedicata alla tradizione della lavorazione della pietra, una a carattere archeologico. Al primo piano la sezione "della pietra" ospita strumenti ed attrezzi del lavoro tradizionale dei cavatori e degli scalpellini che coltivarono le cave di granito di Montorfano e di
marmo di Candoglia; accanto agli attrezzi sono esposti alcuni manufatti in pietra da contesti archeologici: epigrafi preromane e romane, opere medievali dal sito di Montorfano.
Al secondo piano il percorso si articola in due sale, proponendo reperti archeologici ordinati secondo criteri cronologici. I reperti più antichi risalgono alla fine dell'età della pietra ed all'età del bronzo: si tratta per lo più di industria litica proveniente da Mergozzo, accanto al famoso pugnale in bronzo dell'Arbola e a materiali da altre località (Baceno, Grassona di Cesara...).
La tarda età del ferro è invece rappresentata dai corredi della necropoli di Carcegna (I secolo a.C.) e da una spada celtica con fodero da Mozzio di Crodo. Una seconda sala illustra l'età romana, attraverso i materiali dai numerosi scavi effettuati a Mergozzo, che consentono di cogliere sia i costumi funerari (necropoli di Praviaccio e della Cappella) che alcuni aspetti della vita quotidiana e delle tecniche produttive antiche (si veda in particolare la fornace per laterizi d'età romana di Rubianco). Chiudono il percorso i reperti delle tombe tardo antiche (IV-V secolo d.C.) di Carcegna e quelli altomedievali di San Giovanni in Montorfano, aprendo uno sguardo sulla fine del mondo antico e la Cristianizzazione del territorio.