Museo Parco Val Grande

stemma famiglia Borromeo

Reperti archeologici, strumenti da lavoro,corredi, oggetti di importazione, inquisizione e molto altro al Museo Archeologico del Parco Val Grande. Il Museo della Pietra Ollare e degli Scalpellini è ospitato nel Palazzo Pretorio, che un tempo fu sede del Tribunale Vigezzino dell’Inquisizione per diventare la dimora di diverse famiglie tra cui i Fucio, Cioja e Pollini. Nel 1887 l’edificio fu acquistato dal Comune che ne fece la sede della latteria del paese.

Il museo, dedicato alla pietra ollare e alla sua lavorazione, traccia la più antica storia dello sfruttamento di questo minerale sul territorio.
Ollare deriva dal termine olla, cioè pentola ed etimologicamente fa riferimento al suo utilizzo prevalente.

pietra ollare

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reperti archeoligici

Latteria

Affreschi

Localmente la pietra ollare è detta Laugera, leuzerie in dialetto maleschese, ed i recipienti con essa realizzati sono detti laveggi.
Caratteristiche peculiari della pietra sono la tenacità, la scarsa durezza, una notevole resistenza al calore ed una ridotta permeabilità. Innumerevoli i suoi utilizzi a partire da tempi antichi grazie alla sua presenza sul territorio e alla facilità di lavorazione.

Il percorso del Museo coniuga archeologia ed etnografia attraverso una particolare lettura dei rinvenimenti archeologici che evidenzia gli strumenti del lavoro quotidiano ed i prodotti dell’abilità degli antichi scalpellini locali.
Nel cuore del museo le testimonianze, che partono dalla preistoria e si fanno particolarmente ricche per l’epoca romana, (grazie ai corredi funerari rinvenuti in diverse necropoli vigezzine) danno la misura del progressivo dominio dell’uomo sulle risorse della valle.

Il museo è anche parte integrante di un percorso che si sviluppa sul territorio comunale, valorizzando tutte le “declinazioni” del tema "pietra" negli edifici di pregio del centro storico di Malesco.

I primi reperti risalgono all’età del Bronzo: l’ascia di bronzo, rinvenuta a Meis, piccola frazione di Re, è datata tra il 1800 ed il 1650 a.c.; di epoca successiva dell’ età del ferro, la forma di fusione di Toceno per la realizzazione degli spilloni a capocchia globulare e la fusaiola in pietra ollare per la filatura.

Tra il I e IV secolo i corredi si caratterizzano oltre che per i manufatti in pietra, per il numero considerevole di oggetti di pregio tra cui monili, gemme, fibule e fibbie di cintura; questi ultimi unici manufatti d’ornamento, appartenenti all’età tardoromana ed alto medievale. Non mancano oggetti di importazione; tra questi spiccano le casseruole in argento di produzione campana e gli splendidi vetri, vivida testimonianza del ruolo che la Valle ebbe in antico nei circuiti commerciali, anche a vasto raggio di cui doveva essere motore lo sfruttamento delle risorse locali.

L’artigianato in pietra ollare dovette essere un bene di scambio per il vasellame in ceramica e ciò è testimoniato dalla presenza di coppe e piatti in terra sigillata, tipica ceramica romana a vernice rossa.

Nei corredi di sepoltura, oltre ai già citati manufatti in vetro, in terra sigillata, in pietra ollare, e ad oggetti d’ornamento, vennero deposti strumenti da lavoro; alcuni di essi mostrano l’importanza riservata all’attività estrattiva, data la presenza di picconi, utilizzati da antichi scalpellini.

La facilità di intaglio della pietra ollare ne ha fatto il supporto privilegiato per segni e incisioni, anche a carattere sacro, dalla piu’ remota preistoria fino al Medioevo Cristiano. E’ stata supporto per incisioni rupestri. Come si puo’ notare in Val Vigezzo e in Val Grande sono molti i massi in pietra ollare che recano segni geometrici che paiono legati al culto delle alture e della montagna praticato dagli Antichi. Ne sono un esempio le coppelle, mentre piu’ rari sono gli alberiformi. A Trontano una grande pietra serpentina si distingue per la presenza di quest’ultimi, che hanno fornito lo spunto per il logo del Parco Nazionale Val Grande.

La pietra ollare è stata usata come materia prima per scolpire un’eccezionale testa di divinità nella tarda età del Ferro: il mascherone di Dresio che si trova a Vogogna nel suo utilizzo come bocca di Fontana, ed ha continuato ad essere impiegata nella decorazione di numerose chiese e luoghi di culto, nell’arte e nell’architettura nei tempi piu’ recenti. Teste umane, fiere mostruose e semplici elementi di decoro, compaiono in molte chiese romaniche come quella di Santa Maria Maggiore e di Trontano

Numerosi sono gli esempi di utilizzo della pietra ollare per strutture destinate ad un prolungato contatto col fuoco: un esempio notevole di camino con coppa in pietra ollare è presente anche nel palazzo pretorio. Particolarmente interessanti le stufe(pigne) e le pareti di fondo dei focolari.

In ambito urbanistico, come accennato all’inizio, la pietra ollare data la sua scarsa permeabilità trovò ampio utilizzo nella realizzazione di fontane, lavatoi e vasche. In ultimo ne ricordiamo l’uso anche per le tubature, condutture e tombini.

Il museo archeologico si trova al primo piano del Palazzo Pretorio mentre al piano seminterrato dell’edificio si conservano le strutture di un’antica latteria turnaria istituita nel 1877. Diverse famiglie che raccoglievano il latte per lavorarlo in comune, e ricavarne, con minor spesa, il maggior prodotto. L’organizzazione di queste strutture era semplice e sancita da un regolamento, secondo il quale al mattino e alla sera ogni famiglia che faceva parte della società vi portava il proprio latte che veniva pesato e annotato volta per volta su un registro e sul libretto personale del conferitore. Ciascuno aveva diritto ad un numero di turni proporzionato alla quantità di latte conferito. Tutti i prodotti e il guadagno della giornata appartenevano al socio di turno.

Nel seminterrato si trova anche quel che resta di una zangola rotatoria per la produzione del burro, di cui si dotò la latteria di Malesco nel 1899.

La visita al museo si conclude alle prigioni, due delle quali ora adibite a museo, mentre la terza sotterranea, spoglia e fredda, rimane la testimonianza concreta di quello che un tempo fu il Tribunale dell’Inquisizione.