Un luogo
ridente e solare che grazie alle sue condizioni climatiche ha potuto
godere di un’economia rurale di pregio Oira è
un borgo ridente e solare di Crevoladossola, luogo che da sempre
ha goduto di condizioni climatiche estremamente favorevoli e che
dunque ha potuto sviluppare un’ economia rurale di pregio.
Ma l’antica Oyra (così come viene definita nell’Estimo
di Crevola del 1396) risulta pure interessante per taluni aspetti
artistici ed architettonici d’eccellenza.
Non si può certo dimenticare a questo proposito il celebre
dipinto “Madonna con il latte e i Santi Pietro e Antonio abate”
che l’artista novarese Giovanni da Campo pose, nel 1433, sulla
facciata della dimora di Petrus Zani; affresco di residuale e gotico
incantamento da tempo collocato presso il convento del Sacro Monte
Calvario. Più in generale Oira oltre al complesso religioso
della parrocchiale di Sant’Abbondio al cui interno sono conservate
tele di santi del XVII° secolo, evidenzia un ordito architettonico
di pregio, un rigoroso equilibrio tra case e campi, terrazzamenti
e boschi. Attraversandola si può osservare la parte alta
medievale fitta di croci potenziate e di costruzioni autodifensive
con montanti a cuspide e portali a gemino, atmosfera d’antan
ben evidente nelle losanghe bianco-rosse - simbolo della famiglia
dei De Rodis - che si trovano dipinte su di un imponente e dominante
edificio rustico.
Ordito, quello di Oira, che rappresenta nella continuità
dei materiali attraverso i secoli esempi di certa bellezza come
le quinte in sasso con finestre del 1400, le doppie mensole in pietra
del 1600 o le leziose grate antivolpi che adornano le case del secolo
XVIII°.
L’ agricoltura è sempre stata connotazione fondamentale
della fisionomia economica e sociale del borgo. Oira, al di là
della fantasiosa interpretazione secondo cui sarebbe stata una riviera
a ridosso di un mare, ha sempre avuto un microclima di favore poiché
risulta ben riparata dagl’ impetuosi venti che spirano - anche
nei mesi estivi - da nord, nord-ovest.
Si sono perciò sviluppate attività rurali tradizionali
come la viticoltura, l’allevamento e la tessitura. Il celebre
Prunent, ad esempio, è un vitigno locale (derivato dal Nebbiolo)
la cui produzione e consumo sono accertati in Ossola a partire dal
secolo XIV°, con consistenti quote dedicate all’esportazione
nel vicino Vallese lungo la via del sale e poi su fino al grande
mercato di Lione. Nel 1990 la Comunità Montana Valle Ossola
ha impostato un lavoro di recupero e valorizzazione di questo vitigno
e dopo aver individuato i vecchi ceppi un impianto è stato
posto anche ad Oira insieme con altri sette vigneti sparsi nella
pianura ossolana. Il processo di maturazione del Prunent è
lungo è solo dopo sette anni si ottiene l’uva da vinificazione
a cui ne vanno aggiunti due per l’affinamento, ma si sa la
tradizione vuole giustamente i suoi tempi!
Una certa rinomanza culinaria il paese la conserva grazie ai famosi
piatti a base di asparagi serviti al Ristorante Modoni, locale già
citato dal Bazzetta con la seguente annotazione “Oira (mt
383) - Ristorante Modoni, buono - località frequentata da
quelli di Domo nei giorni festivi della bella stagione“.
Anche in base a testimonianze e riscontri reali sappiamo che fino
agli anni ‘70 era consuetudine coltivare, lungo i terrazzamenti,
gli asparagi di tipo grosso e colore verde che poi venivano serviti
con burro fuso, uova, insalata, olio e limone e arricchiti di sapore
con abbondanti dosi di formaggio (l’odierno asparago alla
piemontese). Altri ceppi della pianta venivano invece portati al
mercato di Domodossola per la vendita.
Ma quali le ragioni di questa tradizione? Innanzitutto bisogna considerare
come l’asparago (asparagus officinalis) ami i terreni soffici
e ben concimati. Inoltre come specie indigena può crescere
spontaneamente tra le vigne o le ripe dei torrenti. Teme molto l’eccesso
di umidità ma al di là di questo ha poco da scontare
essendo una pianta assai robusta e in grado di resistere ai freddi
più intensi.
Dunque l’habitat di Oira non può che risultare ideale
per questa Liliacea anche perché il terreno dell’asparagiaia
deve essere un poco sabbioso anche calcareo e privo di pietre.
Terreno che va preparato - come ci riferisce chi ancora lo coltiva
- scassandolo il più profondamente possibile si scavano quindi
delle piccole buche nelle quali, a marzo, andranno piantate “le
zampe d’asparago” (radici rizomanti). Dopo l’interramento
si stende sul tutto un buon strato di letame ben maturo e 5 o 6
cm. di terra tratta dagli argini durante l’annata, si sarchia
e si innaffia ripetutamente avendo la cura di tenere il campo libero
dalle erbe infestanti; ad autunno si toglieranno poi i gambi ingialliti.
L’asparago anche ad Oira ha dei nemici ovvero la cosiddetta
ruggine dell’asparago che si deve asportare 10 cm. sottoterra
con tagli sui gambi intaccati e il coleottero Criocera che ne divora
foglie steli.
Si tenga presente che la raccolta dell’asparago può
avvenire solo dalla terza primavera dell’impianto, cominciando
con pochi turioni, vale a dire quei polloni con foglie quasi come
squame a ciuffi e un frutto simile ad una bacca rossastra, che dapprima
risultano teneri per poi indurirsi e ramificarsi fino a raggiungere
il metro d’altezza. Vale la pena di sottolineare in termini
biologici la completa commestibilità dell’alimento
e la sua funzione diuretica esaltata dall’aspargina, sostanza
organica che si trova nelle radici e già ampiamente utilizzata
dalla farmacopea medievale. A questo punto non resta altro che augurarsi
bel tempo per poter assaggiare nei prossimi giorni l’asparago
e ricordarsi poi d’assistere allo spettacolo della fioritura
estiva che fa parte dei ricordi d’infanzia d’ogni ossolano.
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| Oira and Asparagus
Oira is a pleasant and sunny
suburb in Crevoladossola. The town has always benefited from favourable
weather conditions. Therefore it could develop a worthy rural economy.
The ancient Oira (so called in an official Crevola document of 1396)
is also interesting for worthy artistic and architectural facets.
We must not forget the fresco “Madonna con il latte e i SS
Pietro e Antonio Abate” (“Our Lady of milk with Saints
Peter and Anthony Abbé”) by the artist Giovanni da
Campo from Novara who painted it on the front of Petrus Zani’s
residence in 1433. This Gothic fresco has been on Sacro Monte Calvario
for a long time now.
Oira shows a medieval self-defense gateway with a lot of Alp crosses
and an impressive and commanding rural building with white and red
painted lozenges, De Rodis Family’s emblem.
The wine-growing has given our palate the Prunet (a local wine from
Nebbiolo wine). The growing of this wine was established in the
14° century. The Prunet must mature for 7 years and 2 years
are added on for better quality.
The famous Oira cuisine is of dishes with asparagus. The asparagus
officinalis loves soft and well fertilized soil and it can grow
naturally in the vineyards or on the banks of the streams. So the
habitat in Oira is perfect for this plant. It’s worth pointing
out the whole edibility of the species and its diuretic function
from asparagines, an organic matter, which is found in its roots
and was employed in medieval medicine.
Don’t forget to see the summer flowering of the asparagus
though: it is a wonderful sight! |