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Comune
di Pieve Vergonte
Via Dr. Cicoletti, 35
0324 86122 |
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| La Pieve |
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| Le miniere
della Val Toppa |
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| Megolo Chiesa
di S. Gaudenzio |
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| Fomarco -
Chiesa di S. Maria |
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Il Comune di Pieve Vergonte ha una superficie territoriale di kmq.
41,73, per oltre i 2/3 montana, il cui sistema idrografico è
costituito oltre che dal fiume Toce, dai torrenti Anza, Marmazza,
Vallaccia, Arsà, rio Chiesa, rio Inferno ed altri rii minori.
La popolazione è di 2758 abitanti ed è composta da 1051
nuclei famigliari. I principali aggregati urbani sono il Capoluogo
Pieve Vergonte, le frazioni Fomarco Alto e Fomarco Basso, il Villaggio
Rumianca, le frazioni Loro, Rumianca e Megolo. La viabilità
è costituita da circa 10 km. di strade provinciali e da circa
25 km. di strade comunali.
Di Pieve Vergonte. Si parla di WER AGOUNTI per spiegare l'etimologia
della denominazione del paese. Gli Agoni, era un popolo di cui parla
anche lo storico romano Polibio, che avevano stabilito una stazione
nella zona del Borgaccio in prossimità del fiume Toce e delle
cui mura, che circondavano la stazione è rimasta sola una parte.
Erano partiti dalle regioni asiatiche e stazionarono nell'Ossola fàcendo
di Pieve, ,forse , il centro più importante della vallata ossohma. |
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Miniere
Non si hanno notizie certe sulla data d'inizio dello sfruttamento
dei minerali auriferi che si trovano nel bacino del rio Marmazza e
dei suoi affluenti Viezza e Scarpia, ma si presume che risalga al
tempo della dominazione romana. I torrenti sfociano nel Toce all'altezza
di Pieve Vergonte dopo aver profondamente inciso le rocce metamorfiche
classificate in scisti muscovitici, scisti anfibolici, cloritoscisti
, calcarei e gneiss a microclino, derivate da intensi movimenti tettonici.
Salendo da Pieve Vergonte si trovano i primi assaggi ai Casaletti
a quota 331 m , ma le vere miniere sono a Cropino (810m), e in val
Toppa, nel tratto che da Fontan a quota 793m porta all'alpe Tajà
a quota 1154 m. Qui le gallerie sono sovrapposte ed in alcune di esse
è possibile entrare. L'oro è inglobato in quarzo con
pirite ed è presente in masse minutissime visibili con microscopio
a luce riflessa. I documenti ufficiali attestano che all'inizio del
1800 numerose famiglie pievesi avevano aperto nella val Toppa varie
gallerie dalle quali estraevano il quarzo aurifero che veniva macinato
in un centinaio di piccoli mulinetti posti lungo il torrente Marmazza.
Nel 1860 la società "The Pestarena gold mining" già
operante in valle Anzasca, scopre nuovi filoni, scavando chilometri
di gallerie. La società inglese sfrutta le miniere fino al
1894, impiegando ben 150 operai.
Paralleli al filone della val Toppa si estendono quelli più
ricchi di Cropino. Questa miniera fu coltivata da gente locale fino
al 1895 quando venne ceduta ad una società belga. Questa vi
lavorò fino al 1901 dopo aver abbattuto circa diecimila tonnellate
di materiale lavorato nello stabilimento posto in paese, entro gli
attuali argini della Marmazza. Qui il materiale veniva scelto, ridotto
a piccoli pezzi e macinato nei molinetti a contatto con il mercurio.
Dopo varie vicissitudini nel 1915 fu acquistata da Pietro Diana che
la sfruttò per due anni ricavandone quarzo da fonderia. Nel
1936 iniziò lo sfruttamento la società "Stabilimenti
di Rumianca" che terminò la sua attività nelle
miniere nel 1951.
Le miniere sono state da poco ristrutturate a scopo divulgativo e
sono visitabili, accompagnati da guide. per informazioni contattare
il comune. |
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Megolo
Occupa una lunga e sottile striscia di terra fra la strada provinciale
e la montana. La montagna sembra un vecchio gigante addormantato che
custodisce i segreti della natura e respira con un "soffio d'aria
fresca", di un fresco empre uguale, sia in estate che in inverno.
Un tempo ogni famiglia aveva almeno una mucca ed una capra a svernare
nella stalla.
In estate, mucche e capre venivano condotte all'alpe insieme ai maiali.
Quando la prima neve si avvicinava ai pascoli, gli animali venivano
riaccompagnati nelle stalle e i maiali si ingrassavano con castagne,
scarti di patate e farina. Con i primi freddi arrivava anche la festa
del sangue: si macellavano maiali e capre e si preparavano carni salate,
insaccati, lardi e pancette. Gli abitanti erano molto fieri di avere
"il soffio d'aria fresca" nel loro territorio e lo usarono
come a loro serviva, cioè come frigorifero. Infatti, allo sbocco
del soffio, costruirono, fra le pietre, delle minuscole abitazioni,
simili alle case degli gnomi: in realtà erano delle piccole
cantine con la temperatura sempre uguale in ogni stagione dell'anno,
in apparenza tiepide d'inverno e freschissime d'estate:
i cantinit.
La gente vi collocava (in questa cantina) i prodotti della macellazione
della stalla e della vigna, perché si metteva al fresco anche
il vino. Gli abitanti lavoravano e si riposavano quando erano stanchi
e celebravano le ricorrenze e le feste che volevano, in particolare
il 10 agosto, quella di San Lorenzo, patrono di Megolo. Aperte le
porticine, nelle piccole cantine, al lume di candela, si affettavano
formaggi nostrani.
Fuori, all'ombra dei castagni, boccali, scodelle e fiaschi pieni di
vino passavano di mano in mano; la gente mangiava e beveva, parlava
e rideva, cantava e ballava al suono della fisarminica. La montagna
invece osservava in silenzio, il viavai delle genti e la pioggia di
stelle cadenti.
Ancora oggi, per San Lorenzo, si aprono le porte dei Cantinit (cioè
delle piccole cantine e si ripete l'antica festa). |
La Madonna della Posa.
Le origini
Percorrendo la mulattiera si arriva a Santa Maria di Fomarco, frazione
di Pieve Vergonte.
Un tempo era chiamata La Posa perché c'era un muretto di piode
che serviva per sedersi e riposare, cioè per fare "la
posa". Fra le poche case, stalle e fienili, in quel luogo naturale
detto la posa, sgorgava una sorgente d'acqua fresca ed inesauribile.
Nel periodo delle Rogazioni, la processione si fermava, faceva una
sosta, una "posa" e mentre il prete benediva la campagna,
ai partecipanti venivano distribuiti pane, formaggio e vino. Di questo
fatto l'unico testimone è una colonna di pietra, sormontata
da una croce di ferro.
Nel luogo denominato La posa, quindi si fermavano tutti a riposare,
secondo un antico documento del 1717, anche chi portava i cadaveri
da Macugnaga e Bannio fino a Pieve Vergonte. All'inizio del XVI sec.,
una piccola statua di marmo della Madonna Assunta fu collocata in
una piccola cappella fatta costruire da qualche persona devota, poi
si diffuse la notizia di "grazie ricevute" e la devozione
alla Madonna aumentò e il luogo divenne famoso.
In seguito, nel 1529, la cappella raggiunse le dimensione di un oratorio,
adatto alla celebrazione della Messa: la posa, a questo punto, cambiò
nome e venne chiamata Santa Maria, proprio come oggi. La
banda di Fomarco
Il Corpo Musicale di Fomarco si costituisce ufficialmente nel 1953,
diretto dal Maestro Enrico Savia. Era allora presidente Luigi Bargiga.
Si esibì per la prima volta in pubblico durante la festa in
onore della Madonna della Crosa ai primi di settembre dello stesso
anno e da allora si è costantemente impegnato per allietare
ed ufficializzare feste e ricorrenze non solo nell'ambito comunale.
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