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La lunga tradizione che l’Ossola ha nel campo degli insaccati, non ha solo un valore gastronomico o commerciale. Andando indietro nel tempo, quando agricoltura e allevamento erano attività di sussistenza, il maiale era quasi un motore dell’economia e la sua macellazione diventava una festa. Nei quasi cento giorni compresi tra dicembre e febbraio, quando gli animali raggiungono il quintale e mezzo, arrivava il turno del cervelé, il macellaio ambulante, che arrivava in paese e cominciava un duro e lungo lavoro. Perché, come recita il detto, del maiale non si butta nulla. Recuperate le cotenne, dalle quali si ricavavano poi pennelli, si attaccavano carne e interiora. La prima veniva macinata e, una volta aggiunte le spezie e gli aromi, insaccata nel budello. I salami così ottenuti venivano messi a stagionare. Ed era tradizione che, l’anno successivo, l’arrivo del cervelé fosse accompagnato dall’apertura di un salame confezionato proprio dodici mesi prima. |
Prodotti tipici
Salumi Ossolani
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I Salumi del Divin Porcello |
Il Bettelmatt
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Tecnologia e caratteristiche Il Bettelmatt® è un formaggio ottenuto dal latte crudo intero di un’unica mungitura, prodotto esclusivamente tra la fine di giugno ed i primi di settembre. La stagionatura minima è di 60 giorni. Le forme sono cilindriche di circa 5 kg di peso, un’altezza 6/7 cm., e un diametro di 30/35 cm. La pasta è compatta e morbida, di colore giallo oro o paglierino con occhiatura media e la crosta è liscia. |
Prodotti tipici
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Dal prosciutto vigezzino al "mitico" formaggio Bettelmatt Il prosciutto Vigezzino nasce a Crana di Santa Maria Maggiore in Val Vigezzo a circa 800 metri sul livello del mare, da cosce fresche di suino italiano selezionate per prosciutto crudo. Lavorate, massaggiate con aromi naturali, vengono poi affumicate con bacche di ginepro. Stagionate poi successivamente con cura, all'aria della Val Vigezzo per 15 o 18 mesi. Per questo stupendo prosciutto, da tutti i nostri commensali, sia per il singolare gusto che dà l'affumicatura, sia per la freschezza del prodotto sempre uguale in ogni periodo dell'anno, dobbiamo rendere merito al signor Pierino Bona artefice di tale capolavoro che opera con serietà per offrirci anche a Novara un momento di verde e calma Vigezzo. |
Il Masaret
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In qualche località si chiama sràz, in altre sangarlìn. A Colloro, invece, viene chiamato masarèt. Si tratta di un particolare tipo di ricotta di latte di vacca e di capra che i vecchi contadini fanno stagionare in speciali contenitori fatti di semplice corteccia di betulla o di faggio (rusca ‘d bèula o ‘d fuscàal), localmente chiamati böz, cuciti insieme con lunghe e sottili strisce pure di corteccia, e più recentemente con del filo di ferro. La ricotta viene salata, pepata e poi messa sopra il camino perché assuma il tipico aroma di fumo (la mascàrpa), oppure semplicemente messa in cantina, dove in pochi giorni si coprirà di una caratteristica muffa, e allora prenderà il nome di masarèt. Dopo qualche settimana di stagionatura, il masarèt è pronto per essere consumato con la polenta (la pùat, la pulènta) o spalmato sulle fette di pane di segale (pàn biàva, pànnègar). |
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