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Granito, granito ed ancora granito. Per chi in questa valle ci è nato la cosa non si nota, i nostri occhi sono abituati a vedere roccia ovunque. Ma a chi risale l’Ossola per la prima volta la cosa non passa inosservata. Dal Mont’Orfano all’Arbola i fianchi delle valli ossolane sono costellati di cave dalle quali da secoli viene esportata pietra di ottima qualità, che in passato è stata utilizzata anche per opere grandiose come il Duomo di Milano. La roccia è quindi una delle più grandi ricchezze dell’Ossola. Ma c’è un altro modo di vedere la roccia, più pulito e più nascosto, che non si rivela al turista occasionale. E’ la concezione della roccia come strumento per misurarsi con se stessi, per superare i propri limiti, e soprattutto per divertirsi; la concezione di questa roccia non come qualcosa da tagliare ed esportare ma come qualcosa da proteggere e preservare. |
sport
Ossola Rock Paradise
Pilastro Corsini
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Via “Pacha Mama” Primi salitori: P. Stoppini – S. Bonomi - M. Parianotti – T. Modaffari. 400 m. 15 lunghezze - 3° – 6a, qualche passo 6a+ o A0. (6a obb.) RS2/II 12 rinvii, friend dal 0,5 al 2 camalot, nut non indispensabili, suff. una corda singola da 70 m. Attrezzatura ottima fix inox. Via varia e divertente che alterna tiri atletici in fessura a delicate placche. Sempre ben protetta ma da attrezzare. |
Mittelruck
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Parete sud della cresta ovest del Mittelruck Apritori: Fabio Cappelletti e Stefano De Luca - Settembre 2009 Difficoltà: 6b max; 6 a+ obbl. Sviluppo: 500 m Materiale: 2 mezze corde da 60 m, 13 rinvii, cordini per allungare gli ancoraggi, serie di friend e nut, ramponi per arrivare all’attacco (a seconda delle condizioni del nevaio) |
Il giro del Gries in MTB
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Un giro ad anello sul sentiero Walser tra Italia e Svizzera, tra laghi, ghiacciai e antichi valichi alpini. L’Ossola, terra di confine e crocevia alpino, un territorio ben delineato da valichi e alte cime. Numerose valli che offrono infiniti percorsi di MTB, tanto che rimane sempre e solo l’imbarazzo della scelta, quindi, non a caso, ma per la particolare bellezza dei luoghi, partiamo dall’estrema punta nord, in alta Valle Formazza. Qui nel cuore delle Alpi Lepontine in un ambiente tipico di alta montagna, fatto di boschi di conifere e laghetti alpini, prati e pascoli, ghiacciai e morene si snoda uno dei percorsi più affascinanti di tutta la zona. Il cosiddetto “giro del Gries” un percorso ad anello in quota, attraverso due passi alpini in territorio italo - elvetico. |
Parapendio
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La storia del Parapendio comincia nel 1965 con la messa a punto della Sailwing da parte di Dave Barish. Egli chiamò questa nuova disciplina slope soaring (volo di pendio). Parallelamente a questa invenzione, Domina Jalbert creò un paracadute dotato di cassoni da utilizzarsi al posto del paracadute parabolico: il parafoil. Dave Barish e Dan Poynter effettuarono, nel 1966 e nel 1968 numerose dimostrazioni di slope soaring su di un trampolino da Salto con gli sci. Numerosi alpinisti cominciarono ad interessarsi a questa pratica, vedendovi un modo rapido ed efficace, e non ultimo divertente, di planare dopo un'ascensione. |
Parapendio in Valle Anzasca
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Percorso 1 - Tour del Monte Rosa ( a-r circa 15 km.) caratteristiche: è il percorso più spettacolare di tutta la vallata. percorso: Partendo dai decolli attorno a Macugnaga (foto 1) ci si dirige verso il massiccio del Monte Rosa. Si può fare subito quota davanti alle rocce del corno di Fader (foto 2 ) (detto anche pizzo Croce 2400 mt.), cercando di salire il più possibile dal momento che questo giro già spettacolare diventa maestoso se fatto a quote veramente importanti. Successivamente si prosegue verso la cima di Jazzi (foto 3), dove solitamente le termiche sono molto generose, durante il tragitto si può sorvolare il rifugio Sella (3029 mt.) (foto 4) dove è possibile fare anche top-landing sull'adiacente ghiacciaio. |
Canoa sul fiume Toce
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La discesa del fiume Toce è alla portata di tutti, un viaggetto tranquillo, 26 chilometri di percorso turistico, anche per quel che riguarda il natante. Per quanto riguarda l'attrezzatura ho optato per una canoa gonfiabile due posti, della Sevylor, ben costruita, ad un prezzo piu' che ragionevole. A completamento ho acquistato anche gli indispensabili giubbotti, delle robuste pagaie, una sacca a tenuta stagna per macchina fotografica e il cellulare, e una muta leggera. In tutto 500 euro circa. La canoa gonfiabile è facilmente trasportabile e non occupa troppo spazio, inoltre, per i recuperi basta una normale autovettura, si sgonfia e la si ripone nel bagagliaio. Insomma tanti pregi e pochi difetti. |
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