Una delle opportunità che l’inverno
suggerisce è certamente quella di “gustare” la
neve camminando. Questo è possibile utilizzando le racchette
da neve che ormai non sono più quelle da esploratore polare
d’antan a corde intrecciate ma semmai quelle moderne in plastica
che permettono, al contempo, una sicura progressione e un facile
divertimento .
Oggi sono molti i prodotti in commercio è dunque necessario
prima di fare un acquisto avere ben chiaro l’uso che si intende
fare di questo strumento, muoversi in paesaggi piatti o poter superare
dislivelli ed affrontare discese. Nel primo caso vanno bene le racchette
larghe - ormai di moda tra le più frequentate stazioni sciistiche
- che garantiscono sull’innevato una buona tenuta e risultano
semplici da usare. Ma non trovandosi in Alaska bensì sulle
Alpi forse è meglio propendere per attrezzi più sagomati,
rastremati verso le punte e con opportuni e ramponcini da presa.Con
questo tipo di racchette sarà allora consentito affrontare
salite non impegnative procedendo a gambe un poco divaricate , ferma-tacco
libero e punte dello scarpone rivolte all’esterno. Essenziali
per l’appoggio e l’equilibrio risultano inoltre i bastoncini
telescopici da trekking.
Per chi vuole cimentarsi in questa pratica dal sapore antico suggeriamo
dunque una semplice escursione lungo un tracciato di sicuro pregio
ambientale.
Dopo Santa Maria Maggiore, in Val Vigezzo, ci si diriga verso Crana
(852 m.) allo sbocco dell’ononima valle sul cui sfondo svetta
l’imponente Pioda . Qui non si perda l’occasione di
visitare la Chiesa parrocchiale affrescata con dipinti di Tanzio
da Varallo o la sagrestia dell’antico Oratorio di San Rocco
ove si possono ammirare medaglioni a fresco del secolo XVI raffiguranti
diversi episodi della vita del santo. Fatte alcune curve, tra ex
stalle in ristrutturazione, accanto ad uno slargo si prenda la strada
di Scarliccio; tracciato generalmente ben innevato che, montando
sulla destra orografica del torrente Melezzo sotto la Costa Cimeta
, conduce alla valle di Cortino.
I dislivelli sono appena accennati e lungo un sontuoso bosco di
conifere - assai apprezzato in autunno per la messe di funghi -
avremo l’occasione d’incontrare una teoria di cappellette
ancora ben tenute ed atte a fornire da secoli riparo al viandante.
All’interno rinveniamo affreschi più o meno recenti
della Madonna di Re .Oltre la secentesca Cappella d’Orello
(1259 m.) troviamo poi un raccolto gruppo di baite intonacate: Faiè
dove è da segnalare, appena sopra un architrave, un soggetto
sacro affrescato a vividi colori. A questo punto attraversiamo il
rio su di un ponte ed in breve siamo ai milleduecentoquaranta metri
dell’Alpe Cortino, ampio alpeggio che sta ritornando a nuova
vita grazie ad un’intensa attività agro-pastorale.
Non c’è nessuno se non il totale silenzio di una stagione
dimenticata - l’inverno - che sa comunque offrire molto a
chi l’attraversa con passo rispettoso. Durante la bella stagione
da Cortino si può arrivare alla Scheggia, passando dal rifugio
Regi, oppure stando a valle raggiungere la Colma d’Arvogno
e la Valle del Melezzo che ci si para innanzi chiassosa di turisti.
Il ritorno avviene lungo lo stesso itinerario ed è una delle
parti più pregevoli dell’escursione poichè il
neofita - dopo aver chiuso il ferma-tacco - può scegliere
di utilizzare le racchette lanciandosi in una sorta di “galleggiamento”
oppure procedere con passo lento stando però attento agli
accumuli di neve sulle code che vanno, ogni tanto, ripulite onde
evitare di portarsi appresso un fastidioso peso.
Un'altra interessante escursione è quella
dell'Alpe Devero, partendo dalla piana a quota 1600 mt. si raggiunge
Crampiolo e proseguendo la grande diga di Codelago a quota 1900
mt. Quì nei mesi più rigidi si può attraversare
il lago per poi ridiscendere all'Alpe Devero seguendo il torrente.
Le racchette possono essere affittate presso il rifugio CAI C.na
Castiglioni.
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