Val Grande

Nell'estate del 2008 un elicottero ha trasportato lontano da In La Piana ciò che rimaneva dall'abbattimento del "tollone", il vecchio bivacco che per più di mezzo secolo è stata l'unico punto di riferimento di tutta la Valgrande.

Con la ristrutturazione delle baite del vicino alpeggio il suo destino era segnato ma l'essere stato casuale testimone di quell'evento mi ha di molto intristito. Mentre l'elicottero si allontanava e il frullare delle sue pale si affievoliva, mi accorgevo che con esso scomparivano anche le notti, i visi e le storie di quanti l'avevano frequentato.

Ho identificato quella scena in un rito di passaggio: non esiste più la Valgrande delle persone, dei miti e delle leggende. Ora esiste la Valgrande dei gruppi, dell'efficienza e del consumo; in pratica del turismo. Badate bene, io di turismo ci campo! Ma quel vecchio, sporco, brutto bivacco mi mancherà... e molto.

Se ci pensate bene, i bivacchi rappresentano l'ultimo presidio della civiltà: oltre comincia l'avventura e con la costruzione dei rifugi l'avventura deve spostarsi un po' più in là!
Per definizione i bivacchi sono piccoli, scomodi e molto spartani; possono essere scarne costruzioni in lamiera o vecchie baite malamente rimaneggiate o umide grotticelle o, semplicemente, dei luoghi dove tutti, escursionisti, cacciatori, pescatori o nullafacenti devono necessariamente convergere.

Al "tollone" di In La Piana si concentrava, a qualunque ora del giorno e della notte, il variegato mondo dei frequentatori della selvaggia e piovosa Valgrande ma i posti al coperto erano solo otto e il rischio di dormire all'esterno e sotto l'acqua risultava essere molto elevato.

La conquista di un posto al riparo rappresentava quindi il vero obiettivo della gita in Valgrande. Al gruppo veniva richiesta totale dedizione e sacrificio in tutte le fase dell'operazione. Ovviamente i nemici erano tutti gli altri che, a loro volta, avevano lo stesso obiettivo e gli stessi cattivi pensieri.
In anni di Valgrande ne ho viste di tutti i colori: dal banale modificare la segnaletica alla inquietante figura del dissuasore (spia nemica che avvertiva dell'impraticabilità del bivacco pieno di vipere che più vipere di così non si può) e amenità varie.
Non si andava in Valgrande, si andava alla guerra! Non si consultavano cartine (le famose IGM del '36) ma manuali di guerriglia o la celeberrima enciclopedia "Le Grandi Battaglie dell'Antichità".
Sulle strategie per la "conquista del tollone" nacquero pubblicazioni clandestine gestite da loschi e sciancati figuri che la dicevano lunga sulla difficoltà dell'impresa.
Anch'io ho elaborato le mie tattiche e ve ne offrirò, ora che non servono più, tre esempi.

Tecnica del "piè veloce".
Si individua nel gruppo il più veloce e atleticamente valido. Lo si carica della maggioranza dei viveri (eh, si! perchè il possesso non dipende dalla presenza di un individuo ma dalla quantità di risorse culinarie ben visibili in modo da poter rispondere: "i miei soci? Sono andati a fare un giretto qua intorno, ora tornano!").
Carico e scattante, il predestinato si lancia quindi a folle velocità cercando di arrivare alla meta prima dei nemici e occupare così la postazione. Il gruppo seguirà tranquillo giungendo a tarda sera, pronto per la cena.
Pro: di facile reperibilità e non richiede grossi investimenti.
Contro: Il più delle volte il "piè veloce" s'è perso e a voi toccherà passare la notte a cercare il mentecatto!
Nei fatti, l'anello mancante tra l'ameba e la "bulacca" di darwiniana memoria che avete mandato in avanscoperta, non si è accorto della presenza del tollone ed ha proseguito fino al bivacco del Gabbio dove lo troverete - ormai albeggia - satollo e profondamente addormentato.
Quando si sveglierà di soprassalto è immancabile che vi dirà:
"Ah, siete arrivati! Cominciavo a preoccuparmi".
Quel mattino le acque del rio Gabbio scorreranno purpuree.

Tecnica "dei puntini rossi"
Indispensabile coinvolgere una ragazza bellissima e seducente - le brasiliane erano le più gettonate - vestita in modo molto succinto e scollacciato. Quando il gruppo è in vista dell'obiettivo occupato dai nemici, la ragazza avvertirà un acutissimo dolore al gluteo o al seno (fate voi, l'importante è aver disegnato due puntini con la biro rossa) onde simulare l'attacco di una vipera. Conducete risolutamente la ragazza, che nel frattempo mostra ampiamente la zona colpita, all'interno della postazione e il gioco è fatto: siete dentro!
Pro: riesce quasi sempre.
Contro: la ragazza deve essere veramente super! Ma il pericolo maggiore è che il gruppo rivale vi metta alla porta dicendovi "Non preoccupatevi, ci pensiamo noi!"
E difatti per tutta la notte si sentiranno gridolini e risate che accompagneranno i tentativi nemici di salvare la ragazza succhiandole il veleno.
Il colmo sarà al mattino quando la vostra bella vi dirà in modo angelico:
"Mamma mia, come sei bagnato! Ehm... Non te la prendi se vado a casa con loro?".
Da allora amo le vipere... sono più umane.

Tecnica "del Lord"
L'organizzazione è complessa e puntigliosa ma il successo è garantito.
Quando arrivate in prossimità dell'obiettivo fermatevi e salutate educatamente i nemici. Quindi togliete dal vostro zainetto un tavolo e 4 sedie stile vittoriano, due grossi candelabri d'argento, tovaglia di fiandra e stoviglie di porcellana. Indossate la veste da camera e immergetevi nella jacuzzi sorseggiando champagne. Con calma mettete sul tavolo ostriche coricate su ghiaccio tritato, un risottino alle cime d'asparago e un paio di secondi. frutta, dolci, ecc. ecc.
Mentre fate queste operazioni date ogni tanto un'occhiata benevole agli assediati del tipo: "Sono di un'altra classe ma non disdegno contatti con gli indigeni".
Dapprima timidamente e poi in modo massiccio le truppe nemiche vi scodinzoleranno trepidamente intorno in attesa di un boccone. Alla seconda bottiglia vi massaggeranno i piedi dolenti, alla terza qualcuno andrà a pulire meticolosamente il bivacco, alla quarta vi porteranno, quasi in trono, all'interno e chiuderanno silenziosamente la porta augurandovi la buona notte.
Voi dentro trascorrerete la notte dei giusti e loro, fuori, a rimpinzarsi di miserie umane.

Renato Bavagnoli