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Trekking
in Valle Anzasca
- Lago delle Fate
Da Macugnaga agli alpeggi
della Valle Quarazza:
La passeggiata percorre, lungo una mulattiera, la Valle Quarazza
attraversando luoghi di grande bellezza naturale: dal Lago delle
Fate, ai fitti boschi di larici, begli alpeggi e le testimonianze
di una faticosa ma redditizia attività estrattiva, quella
della miniera d'oro. Come arrivare: Macugnaga è accessibile
seguendo da Milano la A26, quindi proseguendo in direzione Gravellona
Toce, quindi Domodossola-Sempione. Uscire all'indicazione Piedimulera,
seguire poi le indicazioni per Macugnaga seguendo la statale della
Val Anzasca.
Raggiunta Staffa di Macugnaga, a 1248 m., si scende al ponte sull'Anza
e piegando a sinistra si traversano i casolari e i prati di Ronco,
dirigendosi verso l'abitato di Isella. Oltrepassatolo, si superano
altri prati, un piccolo torrente e con una breve salita ci si porta
a Motta, all'imbocco della valle Quarazza. Dall'abitato si scende
un po' e dopo un breve tratto pianeggiante si giunge al Lago delle
Fate, che ha sommerso le baite di Quarazza, presso un bar-ristorante,
ove sale una stretta carrozzabile da Borca. Si costeggia il lago
lungo la sponda occidentale e si continua per una comoda stradetta
che traversa un bosco e passa presso i ruderi di una laveria di
materiale aurifero. Lasciata a destra la pista che porta all'alpeggio
di Prelobia, si attraversa il torrente e lo si costeggia sulla riva
opposta salendo leggermente attraverso pascoli e macchie di larici
fino al dosso, sopra il quale si trovano i casolari della Piana
(1613 m.). Da qui la mulattiera sale attraverso stretti tornanti
fino all'Alpe Schena (2037 m.), in posizione splendida verso i contrafforti
orientali del Monte Rosa.
Dislivello: 789
m. Tempo complessivo: 2.30 ore.
Itinerario: parzialmente segnato.
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A spasso tra i Celti:
Suggestione e religione tra i vecchi insediamenti
della Valle Anzasca
Il lento ma equilibrato trascorrere del tempo comporta spesso variazioni
evidenti nello stesso "abitare" il paesaggio. Questo aspetto
è ben evidente in Valle Anzasca ove ciò che era paese
centinaia di anni fa, grazie a condizioni climatiche eccellenti,
ora è alpeggio. Sito inserito in un reticolo di luoghi più
o meno mantenuti ma comunque rilevanti per la storia delle Alpi
a causa del lavoro di terrazzamento - le cosiddette "sostine"
- che innerva i fianchi della montagna.
Prima di Calasca Castiglione prendiamo sulla destra un ampio sentiero
che in breve ci porterà a Drocala, nome quest'ultimo di suggestiva
evocazione alto medievale. Nel bosco di castagni si mantenga sempre
la direzione principale (destra idrografica del torrente) evitando
le tante diramazioni. Quasi subito incontriamo dei ruderi (Casa
Valecchio) significativi per la connotazione a corte maggengale
evidente grazie al doppio accesso del fienile. A seguire, dopo un'incantevole
forra, troveremo il cartello indicatore per Drocala.
L'alpeggio risulta strepitoso sia per i suoi declivi erbosi che
per la sapiente distribuzione delle abitazioni. Dapprima si visiti
la Chiesa del 1679, che conserva una pregevole "Visitazione"
e poi vagando fra le case si vada alla ricerca dei veri gioielli
del luogo.Ovvero una pila da mortaio scavata su superficie a scivolo
con canaletto, utilizzata per battere la canapa o per l'olio di
noci, una porta del 1702 inserita in un dominante medievale, architravi
a dorso ed una iscrizione del 1795 - posta su di una casa in pietra
- che attesta la probabile data d'inizio di residenza da parte di
sposi.
Questi elementi, preziosi per una veduta d'insieme della cultura
materiale del borgo, vanno sicuramente ad attestare la funzione
completa - in termini di antropizzazione - dell'area.
Resta comunque ancora qualche cosa da vedere, sopratutto al limitare
del paese, ove osserviamo tracciate su roccia - in luogo panoramico
- due cruciformi. D'intorno molti sono i segni e testimonianze di
ere leggendarie come il cosiddetto cimitero pagano, i massi coppellati
o la Pioda ad Ghiudum; vera e propria pietra sacra del Druido che
in quel luogo sfidava il fulmine oppure entrava in contatto con
le più recondite forze della Natura (La Madre Bianca).
Difficile non immaginarsi la scena alzando lo sguardo verso i boschi
pieni della Colma - ora luccicanti di neve - dai quali, vestiti
di lane, calavano i Celti.
Dopo aver percorso l'alpeggio, avendo al di sopra i Prer ed al fianco
il solco vallivo di Segnara, scendiamo verso Olino oltrepassando
una cappella su roccioni ed un rio che nei secoli ha scavato scivoli
di pietra bifidi. Olino rappresenta con vigore e bellezza la più
tradizionale tipologia ossolana grazie alla sua trama di tetti,
le scale alte e la duplice entrata delle abitazioni.
Accanto ad un ippocastano svetta la Chiesa della Madonna del Carmine
che conserva un ragguardevole coro ligneo ed un altare dorato. Tra
le case fanno invece bella mostra croci potenziate su massi ed architravi
nonché segni balestriformi e scaliformi di chiara matrice
precristiana. Simboli che rimandano a forme raffinate di sincretismo
culturale tra la tradizione orale ( e si ricordi a questo riguardo
il valore dell'oralità nella trascendenza celtica) ed insegnamento
religioso.
Malauguratamente queste insieme di conoscenze è a repentaglio
poiché abbiamo constatato che nessuno degli abitanti del
paese neanche minimamente sapeva dare significato e parola ai segni
lasciati con devozione dai propri antenati.
Scendiamo quindi verso Castiglione, dopo aver ammirato al limitare
del borgo una Santa Caterina con ruota dall'espressione palesemente
torbida e sensuale, passiamo oltre Ponte Baulini - manufatto del
tipo "a cavalcare" - e dopo un'edicola affrescata con
l'immagine di San Giorgio e il drago da Lorenzo da Lorenzo Peretti,
in breve siamo al punto di partenza.
Tempo:
2 ore
Difficoltà: T (turistico)
Cartina: Kompass "Domodossola"
n.88
Claudio Zella Geddo
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Scorrendo gli alpeggi di Vanzone in Valle
Anzasca
La Valle Anzasca oltre ad essere il preludio del
Monte Rosa e' anche un luogo ricolmo di suggestioni storiche calate
nello svolgersi apparentemente immutabile delle generazioni.
In questo solco vallivo, che evidenzia immediatamente i suoi connotati
glaciali con fianchi erti senza respiro e ricoperti da boschi, propone
allo sguardo l'antica fatica degli uomini per strappare terra alla
pendenza. Degno d'attenzione risulta il borgo di Vanzone e particolarmente
la sua frazione Roletto (690 m.).
Incamminandoci poco oltre la parrocchiale scorgiamo una cappelletta
il cui basamento inferiore e' una fontana. All'interno è
raffigurato un Cristo intento a dialogare con una classica figura
femminile, drappeggiata d'un violetto quasi trasparente, che regge
una brocca. Il dipinto reca la firma del Professor Enrico Mariola
e la data di composizione: 1913.
A fianco sta un'area di sosta con una ruota di mulino a mo' di tavolo.Il
mulino lo troveremo poi più avanti in buono stato sul Rio
Roletto lungo la strada che porta a Ronchi di Fuori. Lì scorgiamo
opportuni cartelli escursionistici ove è indicata la nostra
meta vale a dire l'alpe Albera (o Albra a seconda delle diverse
stratificazioni linguistiche). A Ronchi di Fuori segnaliamo sulla
destra, appena prima di salire, un fienile che riassume in sé
i due significati architettonici della Valle Anzasca: il legno (cultura
walser alemanna) e la pietra (latino romana).
Il sentiero ben tracciato s'inerpica ripido tra boschi di castagno
ed in breve - dopo aver oltrepassato un roccia incisa con una pregevole
croce - raggiungiamo la segnalazione per Mugnalp di Sotto (1060
m.), bell'insediamento con mirabile vista su Banni Anzino e la prospiciente
Val Rosenza. Salendo per prati si arriva quindi a Mugnalp di Sopra
(1146 m.), un complesso montano ancora più intimo, quasi
da cartolina. Seguendo le tracce camminiamo ancora e dopo aver attraversato
una valletta in uno scenario che ha tutto il sapore delle propaggini
della Val Bianca, arriviamo ad Albra (1067 m.).Alpe (non segnata
sulle carte) che ci accoglie ridente e solatia dopo aver sottopassato
un cartello sospeso che fa tanto "frontiera".
Da qui a monte vediamo il gruppo di baite di Troggione - sulla via
che porta al Passo di Vallaretto - e dall'altra parte l'alpe Cingora,
terminale del sentiero che scende dalle miniere dei Cani.
Facile allora rievocare, osservando il panorama, le leggende intorno
alla ferocia del capitano di ventura Facino Cane o percepire dal
fondovalle echi delle parole scritte dal Bianchetti nell'opera "
L'Ossola inferiore " a proposito della cacciata dei Cani e
l'assalto alla Torre di Battiggio…e il grido di vendetta echeggiò
come tuono per tutta la valle…vincendo il rumoreggiare dell'Anza.
Consigliamo di non scendere da Albra a fondovalle lungo il costolone
boscato poichè il preesistente sentiero - a tratti assai
ripido - che partiva da un rudere a sinistra dell'alpeggio non è
più battuto e risulta di difficile rinvenimento. Meglio dunque
ritornare sui propri passi e ripercorrere l'itinerario d'andata
sazi di suggestioni e leggende di epoche antiche.
Tempo: 2 ore
Difficoltà: E (escursionistica)
Cartina: Kompass 1.50.000 "Domodossola",
foglio nr.88
Claudio Zella Geddo |
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