Il giardino inanimato
Iniziamo il cammino tra le frazioni di Montecrestese
in Ossola , borgo che è sempre più considerato un
giardino di pietra per il suo cospicuo patrimonio archeologico ed
architettonico. Come non ricordare a questo proposito i ritrovamenti
megalitici di Castelluccio, il tempietto lepontico di Roldo o la
recente scoperta e tutela di affreschi di scuola lombarda del XV°
secolo di Alteno e Burella.
Partiamo dunque da Pontetto e subito scorgiamo una bella casa padronale
a doppia entrata e doppio camino ad arco trigemino del XVI°
secolo, manufatto impreziosito da un affresco raffigurante una Madonna
in Maestà con bambino benedicente ed un cartiglio di dedicazione;
non mancano inoltre - su taluni ruderi - le croci potenziate. L'insieme
del complesso ben rappresenta le tipiche cellule di autodifesa indipendenti.In
seguito si attraversi la carrozzabile e passando oltre un oratorio
lungo la vecchia mulattiera ci si troverà quindi accanto
ad una leziosa cappella affrescata da Giovanni da Cagnola con una
Madonna delle Grazie (Auxilium Pestilentiae) munita di cordone da
clarissa ed incisioni scaliformi.
Lasciato Roldo ed il suo celebre tempio circondato da affilatoi
ci dirigiamo, sulla destra, verso Burella. Agglomerato tra i più
carichi di atmosfera e suggestione è posto a levante della
dominante Montecrestese. Nel borgo la presenza di architetture medievali
di tipo a "casaforte" è evidente come le funzioni
difensivo-residenziali atte a respingere le incursioni, più
o meno leggendarie, dei "Picchi" briganti o signori delle
vaste aree limitrofe.
Tra i molteplici lasciti di una cultura tardo gotica significhiamo,
all'entrata a sulla sinistra, una costruzione che riassume in sé
sedimentazioni di stile grazie al finestrone a losanghe centinato
in somma che dà luce a due piani di costruzione.
Nel nucleo abitativo oltre a trilitici medievali, feritoie da balestra,
croci rinforzate e affreschi votivi con cardi mariani si possono
osservare - nella domus padronale -il passo di un personaggio profano
camminante tra i fiori accanto alla raffigurazione allegorica di
una conversazione, forse galante, tra un uomo ed una donna.
Superato poi Giosio ed il torchio, fisso prima di un passaggio coperto
con doppia volta a botte e stemma nobiliare, ci affacciamo a Cardone
luogo natio dell'ononimo pintore Giacomo.
La casa natale ci accoglie con un stupefacente graffito di una città
fantastica ove tra l'altro viene rappresentata la favola di Esopo
del lupo e del cigno. Non manca poi una leggiadra raffigurazione
di una fanciulla (la Musa) che suona il violino. Ora passiamo al
di là di Oro, patria dei "spargirei" (i disperati)
con la sua svettante cassaforte con astico, per arrivare ad Alteno
luogo di diffusa notorietà sia per l'emblematica rappresentazione
della ruota dei De Rodis sia per i celebri affreschi (studiati e
presi in cura dal giovane appassionato Roberto Toia) a dimensione
naturale tra cui il terebrante lanzichenecco.
Proseguiamo quindi tra le vigne lungo la mulattiera fino a Naviledo.
Qui facendosi largo tra la vegetazione infestante, rinveniamo un’altro
gigantesco torchio collocato in un'apposita costruzione. Ragguardevole
è anche una casa padronale del XVII° secolo (Domus Presbiter)
da cui si gode una rasserenante vista sull'intero specchio della
valle. Ancora a Naviledo Sopra il paesaggio è ingentilito
da un pozzo, un forno comunitario ed affreschi votivi.
Al ritorno scendiamo lungo l'antica traccia che da Oro ci conduce
tra campi e boschetti a Vignamaggiore; notiamo come tutte la frazioni
che abbiamo attraversato risultino poste a fianco del tracciato,
il cui proseguimento porta poi ad Alloggio e quindi nella Valle
dell'Isorno (la c.d valle dell'impossibile).
Osservando questo mondo di pietra che ci sta lasciando nell'indifferenza
consideriamo che laddove il lanzichenecco non ha menato rovina ben
ci ha pensato l'uomo nuovo che rifiutando il proprio passato, giorno
dopo giorno, si scopre sempre più misero.
Tempo: 3h.30 minuti
Difficoltà: Turistico
Cartina: C.N.S. 1.50.000 V.lle Antigorio
n.275
Claudio Zella Geddo
|