Visitando Montecrestese

montecrestese

Montecrestese si trova sullo sperone roccioso frontale di confluenza dei fiumi Isorno e Toce.
Il territorio dove sono dislocate le numerose frazioni con orientamento sud-ovest è caratterizzato da un ottimo soleggiamento.
Troviamo una situazione opposta nella valle Isorno non a caso detta anche la valle dell’Impossibile, che si apre tra Montecrestese e Masera. La parte iniziale è costituita da una magnifica forra postglaciale a parete verticale che sembra tagliata da un coltello, mentre alzandoci di quota la conformità geologica cambia radicalmente aspetto offrendo un paesaggio sempre meno ostile, fino a sfociare nell’amena Agarina un’autentica culla di piacere posta a 1200 metri.

Torre di Roldo

Campanile di Montecrestese

Altoggio

Lavatoio di Altoggio

Altoggio

Montecrestese si trova sullo sperone roccioso frontale di confluenza dei fiumi Isorno e Toce.
Il territorio dove sono dislocate le numerose frazioni con orientamento sud-ovest è caratterizzato da un ottimo soleggiamento.
Troviamo una situazione opposta nella valle Isorno non a caso detta anche la valle dell’Impossibile, che si apre tra Montecrestese e Masera. La parte iniziale è costituita da una magnifica forra postglaciale a parete verticale che sembra tagliata da un coltello, mentre alzandoci di quota la conformità geologica cambia radicalmente aspetto offrendo un paesaggio sempre meno ostile, fino a sfociare nell’amena Agarina un’autentica culla di piacere posta a 1200 m.
In questo numero vogliamo descrivere un itinerario ad anello con il quale è possibile visitare le frazioni più importanti, ammirando le loro caratteristiche, dove elencheremo i nomignoli attribuiti agli abitanti.
Si parte da Pontetto (330 m) con l’interessante centro storico dove notiamo recenti opere di ristrutturazione, nella parte interna è ubicato l’antico forno che veniva utilizzato dalla comunità per la cottura del pane 2-3 volte l’anno, i suoi abitanti sono detti Cadreghit forse perché anticamente alcuni facevano il tradizionale lavoro di costruttori di sedie, anticamente era la frazione meno abitata in quanto più esposta a saccheggi e ruberie. Seguendo i segnavia bianco/rossi che ci accompagneranno per tutto il tragitto, iniziamo la salita lungo la mulattiera lastricata arrivando a Roldo (430 m) sopra la scuola materna è ben visibile la Torretta, un tempietto lepontico di notevole importanza storica, costruito attorno al I° sec. dopo Cristo adibito al culto pagano e sopraelevato in epoche successive dove il suo utilizzo divenne torre di segnalazione. Gli abitanti sono detti Ghett (gatti) forse riferito alle loro agili doti fisiche. Proseguendo su strada asfaltata ci spostiamo in direzione est nella frazione Vignamaggiore (460 m) costituita da una manciata di case sparse nei vigneti, la costruzione più importante è il palazzetto settecentesco dei Mattei di Albogno, ora chiamata Villa Porta.Gli abitanti sono chiamati Chiorp (Corvi) essendo la zona interessata alla presenza di questi volatili.
Dalla piazzetta parte una trattorabile che si snoda nelle incantevoli praterie assolate, in prossimità della Cappella della Crosetta notiamo sulla sinistra in lontananza la borgata di Oro (520 m) i suoi abitanti sono chiamati Spargirei ovvero (irrequieti, agitati). Attraversiamo la strada e percorrendo un tratto di mulattiera asfaltata arriviamo così a Naviledo (605 m). Le abitazioni sono in prevalenza antiche, con ampi solai aperti ben esposti al sole chiamati in dialetto Astrign dove si essiccava la segale e il granoturco oltre a maturare la frutta. Gli abitanti sono detti Brusata castegn (brucia castagne) indicante l’abbondante uso che essi facevano di questo frutto, presente in grande quantità in loco.
Rimanendo sulla stessa mulattiera ma con il selciato in sasso, saliamo ancora nel bosco attraversando i terrazzamenti costituiti da muri a secco di pietre accatastate, dove è stata trovata una grotticella  che si ipotizza possa essere stata una tomba di epoca antichissima, e sbuchiamo così ad Altoggio (740 m) il villaggio più elevato come altitudine e un tempo il più abitato. Un vasto prato ci divide dalle case ben visibili in lontananza, sono motivo d’interesse il lavatoio monumentale del 1880 e l’oratorio di San Giovanni patrono degli alpigiani, inoltre con occhi attenti potremmo scovare nei meandri delle viuzze degli interessanti affreschi storici. Gli abitanti sono detti Julit (capretti) forse perché abili a muoversi nell’ambiente montano.
Iniziamo così la discesa lungo la strada asfaltata, in corrispondenza di una casa isolata di colore arancione seguiamo le indicazioni (Montecrestese/Pontetto) sul lato destro della carrozzabile si stacca la mulattiera lastricata simile alla precedente, un vero capolavoro di opera rurale che nemmeno il tempo è riuscito a scalfire. In questo tratto non sono da escludere incontri con curiosi caprioli, un luogo fatato dove ci si aspetta che da un momento all’altro possa uscire qualche folletto.
Il tracciato scende lungamente nel bosco di latifoglie arrivando così alla frazione Chiesa (490 m) dove non passa di certo inosservata l’imponente parrocchiale di Santa Maria Assunta. Inizialmente si trattava di una chiesa romanica a navata unica del XII sec. Successivamente venne allargata a tre navate, alzata per renderla più luminosa e abbellita, fu ultimata agli inizi del 1700.
Poco distante dal sacro edificio svetta incontrastato il vero orgoglio dei montecrestesani, il campanile. Con i suoi 67,5 metri è il più elevato dell’Ossola è dotato di otto campane di cui la più pesante raggiunge i 18 quintali, mentre la più piccola pesa 2 quintali.
Nel suo interno è racchiuso l’antico campanile romanico del XII° sec. di ottima fattura alto 24 metri che ricorda stilisticamente quello di San Bartolomeo a Villadossola. Gli abitanti sono detti Scota sol (prendi sole) in effetti nella frazione non mancano le rocce levigate dall’erosione glaciale, adatte alla tintarella.
Torniamo sui nostri passi per scendere a fianco del municipio lungo un sentiero che scorre parallelo alla strada asfaltata che ci conduce al successivo agglomerato urbano di Lomese (435 m), posizionato in una conca ben riparata dai freddi venti della valle Antigorio. Interessanti alcune abitazioni nobiliari sottoforma di case forti risalenti alle famigli più agiate dell’epoca. Gli abitanti sono detti Fauscit (falcetti) perché abili ad usare la falce. Usciamo ancora sulla strada dove vediamo le indicazioni (Castelluccio-Pontetto) che ci invitano a scendere lungo la valle dei Cani sbucando in località Castelluccio (320 m) una minuscola frazione ora disabitata, il toponimo è derivante dal modestissimo castello del XII° sec. di cui rimangono i ruderi.
A questo punto non ci resta che seguire le indicazioni e tornare a Pontetto dove siamo partiti, utilizzando il sentierino nei prati che costeggia l’agriturismo.


Località di partenza/arrivo: Fraz. Pontetto (piazza).
Sviluppo planimetrico: 9,5 Km.
Dislivello complessivo: 450 m.
Periodo consigliato: Tutto l’anno.
Difficoltà: T (Turistico).
Cartografia: C.N.S. Valle Antigorio n° 275 (1:50.000).


di Adriano Migliorati