Cicerwald

anzasca cicerwald
FINO All’ULTIMO RESPIRO

Un itinerario di media difficoltà per far “cantare l’anima” senza troppo affaticare il passo. Sulle piste dell’alpe Cicerwald in Valle Anzasca.

I versanti ripidi e spesso senza respiro della Valle Anzasca sono certamente una delle caratteristiche del solco vallivo nonché un’inguaribile tentazione per chi ama i dislivelli marcati. Proponiamo allora un’escursione di sicura remunerazione ambientale per il colpo d’occhio che consente lungo il percorso. Si giunga a Borca e non dimenticandosi di visitare il Museo Walser essenziale e intatto, si prenda la direzione per l’alpe Cicerwald (1653 m.)

Alpe Cicerwald

fontana all'alpe cicerwald

monte rosa visto dall'alpe cicerwald

Il sentiero ben tracciato si dispone tra cascate e scivoli di roccia. Spesso, nella bella stagione, tra le pietre si evidenziano i colori forti del giglio martagone.

Proseguiamo lungo una scalinata monumentale a gradini con enormi pietre confitte a mò di alzate fra cespugli di ginepro e felci , traccia che ci conducead una motta precipite su Borca. Da lì si penetri in un fitto bosco di pini tra cuscini di rododendri e bacche regno – quasi fiabesco – di scoiattoli saltellanti. La traccia tende a farsi un poco confusa per troppa presenza di segnali, tenersi sempre comunque sulla destra in direzione sud-est. Dopo corsi d’acqua, torrenti, massi e teleferica ci si trova spettatori dello straordinario spettacolo dell’alpe,una conca verdissima e aperta, dai pascoli rilucenti e percorsi da mille rivoli d’acqua.

Tra le genziane appare la cappelletta al centro della leggenda del camoscio bianco. Narra infatti la tradizione che un cacciatore violando il precetto domenicale, fosse arrivato fino all’alpeggio e lì avesse incontrato un gigantesco camoscio bianco che, ritto sulle zampe anteriori, lo avrebbe minacciato e inseguito. Spaventato a morte il valligiano s’accorse che quella figura non era altro che il diavolo in persona e per la grazia di essergli sfuggito edificò la piccola costruzione e smise di cacciare per il resto dei suoi giorni.

Lassù non abbiano incontrato il demonio ma un solitario camoscio ha comunque osservato il nostro arrivo, Rimarchevole nell’edificio religioso un’acquasantiera in pietra, nonché l’affresco raffigurante una Madonna dai sette dolori a fianco un Santo armato di un terribile pugnale.

Appena sopra la cappella un masso a strapiombo consente un’ottima visuale sul tronco luminoso della valle.

Non sfugga poi al camminatore, munito di binocolo, oltre all’osservazione della Capanna Margherita e del Monte Rosa anche il colpo d’occhio sulla Val Quarazza ed il Passo del Turlo di cui s’indovina il tracciato, che doveva essere automobilistico secondo un progetto degli anni ’40, il Pizzo Vittini sovrastante la racchiusa alpe omonima ove attecchisce – caso rarissimo in Ossola – il pino Cembro e la Val Moriana. Quest’ultima una vera e propria sfida al passo lento e cadenzato di chi cerca tracce poco percorse ed ambienti selvaggi.

Quello che si trova a Cicerwald è qualche cosa di unico, andateci e farete cantare l’anima senza troppo affaticare il passo. La discesa può avvenire lungo lo stesso itinerario di salita magari soffermandosi a raccogliere mirtilli o funghi a seconda della stagione.

Tempo: 3 h

Difficoltà: E

Cartina:C.N.S. 1.50.000 foglio n. 284 “Mischabel”

Claudio Zella Geddo