Macugnaga

Monte Rosa e Macugnaga Siamo ai piedi della immensa e spettacolare parete est del Monte Rosa, la più alta d'Europa. Macugnaga è la stazione turistica più importante e attrezzata dell'Ossola. Le guide del paese vi accompagneranno sul Rosa per escursioni o vere e proprie ascensioni, allietati dai fiori alpini, dalle marmotte, dagli stambecchi e dai camosci. Nell'ampio comprensorio sciisticc è possibile praticare lo sci invernale sulle piste accessibili ai principianti e su quelle stimolanti per i provetti sciatori.
Altri sport praticabili sono: passeggiate a cavallo, mountair bike, parapendio, tennis, snow board. Centro sportivo attrezzato per i ritiri delle squadre di calcio.
Borca

Macugnaga

Fiera di san Bernardo



Borca

Chiesa Vecchia di Macugnaga

Autunno a Macugnaga

Monte Rosa


Ghiacciaio del Rosa

Da vedere

CASA MUSEO WALSER
Nella frazione di Borca esiste una “Casa - Museo” completamente arredata in modo da farne un “laboratorio rurale”, incentrato intorno alla stube. Un bell’esempio della tipica costruzione Walser , con la parete inferiore destinata alla stalla, con base in muratura quella superiore in legno, per la migliore areazione del fieno. Talvolta quest’ultima è semplicemente appoggiata, altre lascia un vuoto di intercapedine, con i pilastri “a fungo” per non far salire i topi e l’umidità dal terreno. Non manca la “finestrella dell’anima” nella camera da letto, che si apre solo in punto di morte per permettere all’anima di dirigersi verso la nuova dimora.

Informazioni:
Giugno: sabato e domenica 15.30/ 17.30
Dal 1°Luglio alla 1° Domenica di Settembre tutti i giorni 15.30/18.30
Dal 26 Dicembre al 6 Gennaio tutti i giorni 15.30/17.30
Sempre visitabile su richiesta tutto l’anno
Info: Sig.ra Bettineschi 0324.65230 347.9842329


STAFFA DI MACUGNAGA
Il pretesto dei due “alberi storici”, si rivela una buona guida attraverso le testimonianze Walser, in particolare la tradizione e la tecnica costruttiva delle abitazioni, nello stesso scenario del Monte Rosa.
La visita al “Dorf”, l’antico villaggio Walser, fa capire la differenza tra le tipiche casere ossolane, - tutta pietra senza calce con i tetti coperti da “piode” (lastre di beola)- e le case Walser costruite in larice. Costruzioni spontanee, in stretta simbiosi con il territorio, che sono oggi per noi un affascinante museale all’aperto, alla riscoperta dell’arte minore, povera. La Chiesa Vecchia, del XIII-XVI sec., romanico-gotica, è al centro del cimitero che raccoglie le tombe degli alpinisti e delle guide alpine di Macugnaga. Di fronte, il “Vecchio Tiglio “(Alte Lindebaum in lingua Walser): ha sette secoli, ed è quindi uno dei più vecchi d’Europa. I Walser arrivarono dal passo del Moro e piantarono un tiglio che avevano portato con sé e che rappresentava, secondo la tradizione germanica, il legame della nuova comunità con la patria lontana. Sotto le sue fronde, si riuniva il Consiglio Maggiore, detto “Vicinanza” o “Università” , per amministrare la giustizia, Oggi l’albero è alto 20 m ed ha una circonferenza di circa 8 m. Nel 1906 un violento ciclone ne troncò la cima. Accanto al tiglio, ormai vecchio e sofferente, nel 1984 gli abitanti di Macugnaga ne hanno piantato un altro, destinato a rimpiazzare il grande patriarca. Un altro albero importante si incontra salendo da Staffa a Pecetto: un melo di 150 anni che è riuscito a sopravvivere al grande freddo grazie ad un’antica stufa di pietra ollare che riscalda la parete della casa a cui è appoggiato. La casa "Monumento Nazionale Walser" è una delle più antiche case Walser , risale alla fine del 1500 ed è appunto monumento nazionale.


ANTICA MINIERA AURIFERA DELLA GUIA.
Un aspetto importante del territorio ossolano, l’abbondanza di minerali, viene affrontato a partire dalla storia dell’interesse economico e dell’attività estrattiva, senza dimenticare la leggendaria capacità di suggestione di questa, come di altre, corse all’oro.
In località Guia, di fronte al Museo Walser di Borca, si trova la prima miniera d’oro delle Alpi riaperta ai turisti. Tra le miniere ossolane quelle di Pestarena e Macugnaga sono le miniere aurifere più importanti d’Italia, ma i filoni sono numerosi in tutta la Valle Anzasca, in valle Antrona, vicino a Crodo e sopra Pieve Vergonte. La tradizione vuole che i primi a ricavare l’oro dall’alta Valle Anzasca siano stati i romani o addirittura i Celti. Tra il ‘700 e l’800 in pieno boom aurifero, la Valle Anzasca conobbe la nuova colonizzazione. Nel ‘700 lo sfruttamento fu molto intenso: un migliaio di operai, ossolani, canavesani, vallasani, tirolesi, bergamaschi, bresciani. L’oro si trova in pepite, ma era presente come impurità nei minerali di pirite e di quarzo. La sua estrazione costava fatica. Per arrotondare le magre entrate, le famiglie trituravano il minerale grezzo sottratto in miniera o preso in vene abbandonate, fino a ridurlo in pasta usando i “molinetti ad acqua”, lo lavavano e amalgamavano le pagliuzze d’oro con il mercurio, allora conosciuto come “argento vivo”. Sottoterra si lavorava invece con l’esplosivo a ciclo continuo. A Pestarena i minatori scavavano in orizzontale cercando nuovi filoni, ma la “coltivazione” dei pozzi procedeva in verticale perché le vene erano oblique. La massima produzione è concentrata tra il 1937 e il 1945(nel 1942 furono estratte 40.000 tonnellate di minerale grezzo, con un risultato finale di kg.408 di oro puro. Sei anni più tardi addirittura 580 kg.). Negli anni ’50 l’attività estrattiva dava ancora lavoro a 300 operai, ma poi le tecnologie obsolete e la concorrenza straniera portarono alla chiusura definitiva delle miniere, nel 1961.
Informazioni:

Info: Sig. Bossone 0324.65570 - 347.4722583 - www.minieradoro.it

IL LAGO EFFIMERO
E’ nato un nuovo lago glaciale sulle Alpi. Il più grande a memoria d’uomo. E anche il più bello. Verde, azzurro, lattiginoso, secondo gli umori del tempo.
E’ stato battezzato “ Effimero” perché forse scomparirà o si modificherà secondo le bizze del ghiacciaio del Belvedere che lo custodisce come in una culla tra crepacci e seracchi, e che gli fornisce il curioso corredo di piccoli iceberg.
E’ stato “ scoperto” il 21 giugno 2002. In precedenza c’era un modesto bacino, che si è ingrossato rapidamente con lo scioglimento delle nevi raggiungendo, all'apice della massima estensione, una superficie 166.000 metri quadrati, un volume di oltre 3 milioni di metri cubi e una profondità massima di 57 metri. All’inizio ha destato qualche legittima preoccupazione, poi il livello ha iniziato una lenta discesa, favorita anche da una condotta artificiale costruita dal Dipartimento della Protezione Civile italiano. Il lago però non è stato svuotato per non cancellare la volontà della natura.
Così, riportato nei limiti della sicurezza, è diventato un’interessante attrazione non solo scientifica ma per tutti coloro che amano la montagna. L’area del Lago effimero sorge a 2160 di quota ed è circa a un’ora e mezza di facile cammino dall’arrivo della seggiovia al Belvedere ( 1950 m.) che parte dalla frazione Pecetto di Macugnaga (ampio parcheggio)
Dal Belvedere si attraversa la parte inferiore del ghiacciaio su un sentiero pianeggiante per inoltrarsi poi nella valletta della Pedriola e salire al Rifugio Zamboni – Zappa (servizio di alberghetto e di ristorazione, tel.0324.65313).
Quindi si procede in piano in una splendida conca erbosa, al limite del ghiacciaio e ai piedi della parete est del Rosa, la più maestosa delle Alpi, che culmina sulla vetta della Dufour (4624 m.) con 2500 metri di dislivello.
Una breve salita porta ai margini di un altro laghetto ( delle Locce): qui un terrazzo panoramico permette di abbracciare tutto il Lago effimero e il sottostante ghiacciaio del Belvedere.
Nella parte superiore , quella che contiene il bacino naturale, il ghiacciaio è chiuso al pubblico per la presenza di un cantiere che assicura le operazioni di controllo e di monitoraggio 24 ore su 24.
L’escursione è segnalata da appositi cartelli indicatori
( che devono essere rigorosamente osservati),
e richiede un adeguato equipaggiamento escursionistico.


Informazioni:
Ufficio I.a.t di Macugnaga 0324.65119
Seggiovie 0324.65060
Guide e Soccorso Alpino del CAI 0324.65170/ 347.0423333
sede del Club Alpino Italiano 0324.65485

… e il ghiacciaio avanza
Anche il ghiacciaio del Belvedere dà spettacolo. In controtendenza rispetto alle lingue glaciali, sta avanzando rapidamente verso valle con una velocità di circa 100 metri all’anno.
Questo fenomeno è causato soprattutto da una grande frana che da alcuni anni ferisce profondamente la parete est del Rosa riversando sul ghiacciaio un’enorme massa di rocce che ne hanno provocato l’accelerazione.
In questa dinamica il ghiacciaio si è impennato lasciando alle spalle una depressione che è stata colmata dal Lago Effimero. Nel percorso verso il Belvedere si sono formate delle grandi seraccate e un dedalo di crepacci che disegnano un paesaggio grandioso e imponente che permette di rileggere le pagine delle glaciazioni scomparse da decenni.
Si prevede che il fenomeno sia destinato a durare da due a quattro anni. Anche in questo caso la natura impone rispetto e prudenza.