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Il "Prunent" il piu antico vitigno ossolano Sembra una favoletta, ma è un dato storico accertato dallo studioso locale don Tullio Bertamini: l'Ossola produceva consistenti quantità di vino esportandone anche in Svizzera e la tradizione vitivinicola risale addirittura al medioevo. A partire dal 1990 la Comunità Montana Valle Ossola, in collaborazione con l'Università Cattolica di Piacenza, l'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Asti e più recentemente con il Centro Vite del C.N.R. di Torino, avvalendosi anche della consulenza del tecnico dell'Associazione Produttori Agricoli Ossolani, Maria Rosa Negri, ha avviato programmi di recupero di questa tradizione attraverso l'impianto di vigneti sperimentali nei dintorni di Domodossola. |
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Le località prescelte sono Calice, Preminoira di Crevoladossola, Montecrestese e Trontano; i nuovi impianti sono stati realizzati grazie all'adesione di alcuni viticoltori e titolarì di aziende vinicole domesi. Il vino che ormai era divenuto tipico delle valli ossolane porta il nome di "Bruschett", che la dice lunga sulle sue caratteristiche: il suo sapore, aspro a tal punto da legare completamente la bocca, all'assaggiatore inesperto dà immediatamente l'impressione di un vino andato a male. Gli studi condotti dalla dottoressa Negri hanno appurato che questi non sono caratteri dovuti al tipo di Uve, al clima, al terreno o ad altri fattori naturali, ma il frutto di una serie di errori sia nella coltivazione che nella vinificazione. Errori causati anche dalla mancanza di adeguata assistenza tecnica di cui hanno sofferto negli scorsi decenni i viticoltori, che, come detto, diventavano sempre meno numerosi. In realtà nei dintorni di Domodossola possono essere prodotti vini che non hanno nulla a che vedere con l'acre Bruschett, Nebbioli dalle caratteristiche qualitative tali da poterli portare sui tavoli dei ristoranti. I risultati di diverse coltivazioni di vitigni locali (nebbiolo con croatina, barbera e merlot) sono stati soddisfacenti, cosi come quelli delle coltivazioni sperimentali che hanno prodotto pinot nero e chardonnais di buona qualità. A questi è affiancato un cabernet sauvignon le cui caratteristiche erano tali da giustificarne l'immissione in "barrique", la piccola botte di legno di rovere della Slavonia, adatta ad affinarne il sapore. Altre coltivazioni sono state utilizzate per recuperare il Prunent, il più tipico dei vitigni ossolani, anzi, si può dire quasi esclusivo di questa zona. Il suo nome deriva dal Latino: o da"pruina", che significa brina, in quanto viene vendemmiato in ottobre-novembre, quando al mattino i prati cominciano ad avere la classica patina bianca, oppure da "prunum", cioè susino, poiché i suoi vitigni crescevano spesso insieme con i pruni selvatici. di Mauro Zuccari - da Il Sestante |







